Benvenuti nel blog di IdV Gualtieri

Lo scopo di questo blog è di dare la possibilità, a chi non ci conosce personalmente, di segnalarci situazioni particolari sul territorio ed eventualmente suggerirci migliorie da realizzare. Inoltre vorremmo trattare avvenimenti politici a carattere nazionale ed internazionale, condividendoli con tutti coloro che lo vorranno.

domenica 27 settembre 2009

Scudo fiscale: legge antitaliana
















Oggi pubblichiamo un interesante contributo del Sen. Luigi Li Gotti dell'IdV nazionale, riguardante lo "Scudo Fiscale" varato dal nostro Governo a favore di ....
Buona lettura.

IdV Gualtieri


Il Senato ha approvato nella seduta del 23 settembre lo scudo fiscale.
Questa legge è gravemente immorale, dannosa e pericolosa per il nostro Paese.

Tre sono gli aspetti più gravi:

1) I disonesti sono premiati e pagheranno l'1% annuo sul denaro illegalmente portato all'estero e per un massimo di 5 anni. Ossia mentre gli italiani onesti, i lavoratori subordinati e le imprese leali pagano le tasse con aliquote che possono arrivare al 43%, i disonesti pagheranno al massimo il 5%. I disonesti vengono premiati ulteriormente. Infatti non sono punibili, con il pagamento dell' 1% (massimo 5%) i reati di dichiarazione fraudolenta mediante uso di fatture o di altri documenti per operazioni inesistenti, dichiarazione infedele, omessa dichiarazione, dichiarazione fraudolenta mediante altri artifici, occultamento o distruzione di documenti contabili, falsità materiale commessa dal privato, falsità ideologica commessa dal privato in atto pubblico, falsità in registri e notificazioni, falsità in scrittura privata , uso di atto falso, soppressione , distruzione o occultamento di atti veri, falsità in documenti informatici e copie autentiche in luogo di originali mancanti, false comunicazioni sociali, false comunicazioni in danno della società, dei soci o dei creditori e falso in prospetto. Questo è un indulto. Ma la nostra Costituzione all'articolo 79, prevede che l'indulto debba essere votato dai due terzi del Parlamento. La legge approvata dal Senato è, oltre che immorale, anche incostituzionale.

2) E' stato abolito l'obbligo di segnalazione di cui all'articolo 41 del decreto legislativo 21 novembre 2007 n. 231. Tale decreto ha attuato la direttiva europea "concernente la prevenzione dell'utilizzo del sistema finanziario a scopo di riciclaggio dei proventi di attività criminose e di finanziamento del terrorismo". In virtù del decreto ora non obbligatorio, si era obbligati a denunziare le operazioni sospette di riciclaggio o di finanziamento del terrorismo ( articolo 41 del decreto suddetto). Il voto del senato consentirà alle organizzazioni criminali, anche a quelle terroristiche, di costituire liquidità nel nostro Paese per finanziare ulteriori operazioni criminali o azioni terroristiche. Invero, in questo modo il denaro sporco e quello destinato ad attività terroristiche, viene ripulito con Legge dello Stato. La legge votata dal Senato è quindi gravemente dannosa per il nostro Paese, è pericolosa, è in violazione di una direttiva europea di contrasto alle organizzazioni criminali e terroristiche. Il provvedimento aiuta la mafia, le organizzazioni criminali e quelle terroristiche, e in cambio lo Stato si fa pagare l' 1% annuo del denaro sporco e illecitamente depositato all'estero.

3) Si stabilisce che la procura della Corte dei Conti potrà iniziare le indagini per danno erariale solo "a fronte di specifica e concreta notizia di danno" con la conseguenza ulteriore che anche in grado di appello potrà annullarsi l'esito di un accertamento di grave danno erariale sostenendosi che l'inizio delle indagini non era relativo ad una notizia "specifica e concreta", anche se le indagini hanno portato all'evidenza di un gravissimo, specifico e concreto danno erariale. Questo prevede la legge.

Il giudizio che l'Italia dei Valori dà di questo provvedimento è che esso si caratterizza per essere contro gli italiani onesti, a favore della immoralità, permissivo con il terrorismo e con la mafia: è una legge anti italiana.

lunedì 21 settembre 2009

IL PD E’ IL NOSTRO ALLEATO NATURALE, MA NON CI DEVE CONSIDERARE RESIDUALI


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Vi proponiamo un intervista rilasciata all'Unità dal nostro capogruppo alla Camera, On. Massimo Donadi. Ci piacerebbe ricevere le Vostre opinioni riguardo al tema trattato. Grazie.


IDV Gualtieri


“Il Pd è il nostro alleato naturale, ma non ci deve considerare residuali”

L’unica collocazione possibile per l’Idv, “oggi, domani e sempre” è nel centro sinistra. A livello locale come a livello nazionale, con un’unica pregiudiziale: “La massima serietà nella scelta dei candidati”.


Nel centrosinistra per una nuova coalizione, ma alle vostre condizioni.

“Nel centrosinistra sempre – anche se Berlusconi dovesse uscire di scena – e senza venir meno al bipolarismo che non può essere rimesso in discussione. Per questo abbiamo rilanciato il tema delle alleanze: insieme al Pd vogliamo ricostruire una sinistra moderna e riformatrice che sappia tornare al governo con una proposta concreta e non soltanto perché dall’altra parte c’è Berlusconi.


Intanto però ci sono le amministrative e parecchi problemi in molte regioni. I paletti?

“Siamo convinti che per tornare al governo del paese a partire dalle Regioni non serva soltanto un progetto di contenuti di programma, ma sia necessario recuperare rispetto ad un centro destra che ha dimostrato di avere compromesso una serie di valori etici e morali di riferimento, quella diversità che per tanti anni ha contraddistinto le amministrazioni di centrosinistra”.


Tutti uguali?

“Credo che in alcuni casi in questi anni l’idea di buon governo che ha sempre contraddistinto le amministrazioni del centrosinistra sia stata compromessa. Non vogliamo metterci in cattedra e fare i maestrini, ma al Pd diciamo: mettiamoci insieme e ricreiamo questa diversità, ricominciamo a essere la coalizione che mette i migliori amministratori al servizio della collettività, catalizziamo il consenso perché sappiamo gestire il potere riportando il merito al centro. Dobbiamo riaffermare il senso etico di una coalizione di centro sinistra. Il Pd è il nostro alleato naturale, insieme possiamo riuscire nell’impresa. Non escludiamo a priori altre liste, ma a una condizione: chi ha governato male se ne deve andare”.


Vendola in Puglia ha governato male?

“Abbiamo dato due giudizi definitivi sulla Calabria e la Campania. Bassolino e Loiero hanno perso non la fiducia dell’Idv ma di tutti i cittadini campani e calabresi. Quindi vanno mandati a casa, su questo non siamo disponibili a transigere. Sulla Puglia il discorso è aperto, perché abbiamo la sensazione che non sia ancora completamente chiaro se Vendola sia stato vittima di una situazione a sua insaputa o ci siano anche omissioni a lui riconducibili”.


Giorgio Merlo dice “Di Pietro non ha il monopolio della questione morale della politica italiana”. Che gli risponde?

Non teniamo assolutamente, né lo rivendichiamo. Con altrettanta chiarezza diciamo che non accetteremo di essere una componente residuale dell’alleanza di centrosinistra.

Siamo convinti che la famosa Unione dove tutto ruotava attorno ad un partito e il resto era un riempitivo per arrivare al 51% non abbia fatto bene al Pd. Soltanto se si accetta questa regola di convivenza comune si può andare avanti e tornare presto al Governo del Paese.


I rapporti con D’Alema come vanno?

“Ho la sensazione che l’attuale Pd abbia riunito due culture che hanno sempre ritenuto che al di fuori di loro non ci fosse spazio né dignità per altra politica nel centrosinistra. L’Idv mette a disposizione con umiltà della coalizione il valore della passione, dell’impegno civile, della buona politica e forse varrebbe la pena non sottovalutare tutto questo. Mi è sembrato di cogliere un cambiamento in quello che ha detto Pier Luigi Bersani qualche giorno fa: “Forse in passato nell’immaginare il nostro essere all’interno di una coalizione non siamo stati generosi”.


Il grande centro è un’ipotesi realistica?

E’ un bluff, non c’è lo spazio politico e non ci sono i protagonisti all’altezza di questo progetto. Gli italiani, poi, lo hanno già appoggiato a favore del bipolarismo”.


intervista di Maria Zagarelli a Massimo Donadi

l’Unità, 21 settembre2009

venerdì 18 settembre 2009

E' SEMPRE TROPPO PRESTO PER MORIRE ...


Rivolgiamo un doveroso e commosso omaggio a 6 ragazzi italiani uccisi a Kabul da terroristi assassini....


da "Il Sole 24 ore" -
"Erano tutti di età compresa tra i 26 e i 37 anni i sei militari italiani uccisi nel tragico attentato che ha colpito Kabul. I loro nomi:


Roberto Valente. Classe 1972, sergente maggiore in forza al 187° reggimento, era il più anziano dei sei militari: al momento dell'esplosione si trovava sul convoglio che lo avrebbe riportato dall'aeroporto alla base militare in Afghanistan. Aveva lasciato la sua città, Napoli, mercoledì sera, dopo aver trascorso 15 giorni di licenza con la famiglia. «Roberto Valente si trovava sul "lince", un mezzo pesante che ci ha salvato la vita tante volte - ha spiegato il colonnello Luigi Masiello - questa volta però purtroppo è andata diversamente: del resto l'autobomba si è ridotta ad un cartoccio. Evidentemente l'avevano caricata con ingenti quantità di esplosivo, ma questo sarà chiarito nei prossimi giorni».


Giandomenico Pistonami. Classe 1983, primo caporal maggiore in forza al 186° reggimento, era nato a Orvieto, ma da una famiglia originaria di Lubriano nel Viterbese, piccolo centro a pochi chilometri dal capoluogo di provincia umbro. Pistonami, raccontò in un'intervista al settimanale L'Espresso il suo impegno in Afghanistan, pochi giorni dopo la morte di Di Lisio. Pistonami, proprio come Di Lisio, era un mitragliere. «Esco tutti i giorni, faccio da scorta a materiali e persone. Il mio è il ruolo più importante della pattuglia - aveva detto all'inviato Barbara Schiavulli -, ho più campo visivo e uditivo, con un gesto posso fermare le macchine che passano».


Antonio Fortunato. Classe 1974, tenente in forza al 186° reggimento, era originario di Lagonegro (Potenza) e comandava la pattuglia che ha subito l' attentato a Kabul. Con la famiglia si era stabilito da alcuni anni nelle vicinanze di Siena, a Badesse.


Matteo Mureddu. Era originario di Solarussa (Oristano) ma risiedeva da qualche anno a Uopini, nel Comune di Monteriggioni (Siena) il primo caporal maggiore Matteo Mureddu, classe 1983, in forza al 186° reggimento, morto nell'attentato a Kabul. Mureddu lascia un fratello, una sorella e i genitori. Il padre di Mureddu fa il pastore e possiede un piccolo gregge.


Davide Ricchiuto. Nato a Glarus (Svizzera), classe 1983, primo caporal maggiore in forza al 186° reggimento, aveva la funzione di autista di mezzi militari. Non era alla prima missione in Afghanistan.


Massimiliano Randino. Era originario di Pagani (Salerno), ma abitava da alcuni anni a Sesto Fiorentino (Firenze) con la moglie. Classe 1977, primo caporal maggiore, era dal 31 gennaio scorso effettivo al 183° reggimento paracadutisti Nembo di Pistoia, ed era rientrato mercoledì da due settimane trascorse in licenza in Italia. Era appena arrivato a Kabul."

Alle famiglie di questi ragazzi vanno le nostre più sentite condoglianze.

IDV Gualtieri

lunedì 14 settembre 2009

Fenomeni di disagio sociale del Paese


Pubblichiamo un intervento del nostro Presidente, Antonio Di Pietro, riguardante il tema del razzismo. Pensiamo che sia doveroso non chiudere gli occhi di fronte agli episodi di intolleranza, sempre più frequenti, nei confronti di chi ha come unica colpa di avere il colore della pelle diverso o solo di provenire da un paese straniero. Non fate come le tre scimmiette: non vedo, non sento, non parlo. Usate la ragione, non fatevi truffare da chi cavalca il malcontento in modo mirato per accrescere il proprio potere. Occorre vincere i pregiudizi, ma soprattutto occorre combattere coloro che li diffondono. IDV Gualtieri

Intervento di Antonio Di Pietro

"Roma capitale d'Italia è tra le grandi città che hanno bisogno di ascolto. I grandi agglomerati sociali manifestano per primi i segnali di disagio sociale che in realtà sono del Paese intero. Le grandi metropoli sono le antenne del cambiamento, le precursori dell'evoluzione, o dell'involuzione sociale, tecnologica, economica, etica.
"Roma contro l'intolleranza e tutti i razzismi" è lo slogan della fiaccolata che si terrà giovedì 24 settembre, alle 19,00, da piazza SS. Apostoli al Colosseo a cui Italia dei Valori aderirà, coerentemente con i propri valori culturali e politici che proclama ogni giorno.

Il razzismo, l’intolleranza, l’odio per chi è diverso dal proprio modo di pensare e di vivere, sono stati la linfa che ha alimentato le tragedie e gli orrori peggiori del XX secolo.
Poiché la Storia è sovente costituita da corsi e ricorsi, c’è l’obbligo morale di non dimenticare e di opporsi con tutte le proprie forze ad ogni forma di discriminazione, violenza e negazione dei diritti.
Il razzismo è un male molto pericoloso perché, come un virus estremamente contagioso, è in grado di passare da un individuo ad un altro con grande velocità. Sovente assume forme assai diverse e di volta in volta prolifera all’ombra della degenerazione dei concetti di nazione, religione, politica e morale.
Esiste però un minimo comune denominatore che consente di individuarlo sotto le forme più disparate e di combatterlo: l’odio e la violenza che inevitabilmente produce.
A Roma si sono verificati una serie di episodi di violenza che hanno visto vittime persone alle quali gli aggressori rimproveravano un orientamento sessuale diverso dal loro.
Contro questo odioso fenomeno è giusto e doveroso che le istituzioni, la politica, ma soprattutto la società civile scendano in piazza per gridare con voce forte e chiara tutta la loro riprovazione e condanna.
Se questo non avvenisse si rischierebbe di alimentare con l’indifferenza l’odioso fenomeno del razzismo, ponendo le basi per il verificarsi di nuovi episodi di discriminazione e di violenza che oggi hanno come motivo scatenante l’omofobia, ieri avevano il colore della pelle, e domani potrebbero avere come scusa il colore dei capelli o il modo di vestire.
Proprio perché credo profondamente nell’articolo 3 della Costituzione Italiana che proclama l’uguaglianza di tutti i cittadini davanti alla legge, senza distinzione di sesso, razza, lingua, religione, opinioni politiche, condizioni personali e sociali, aderisco pienamente e senza riserve alla fiaccolata del 24 settembre contro l’intolleranza e tutti i razzismi e in qualità di parlamentare e presidente di un partito politico quale l’Italia dei Valori, prendo solenne impegno a favorire quanto prima l’approvazione di una legge nazionale contro l’omofobia e a realizzare ogni provvedimento che consenta di affermare la cultura delle pari opportunità e del pieno rispetto dei diritti da parte di ogni cittadino."

Antonio Di Pietro

domenica 13 settembre 2009

Perche' il nucleare non e' la soluzione


Pubblichiamo un intervento, riguardante l'energia nucleare, di Guseppe Vatinno, responsabile nazionale Energia ed Ambiente dell'IDV; per la sua biografia seguite l'indirizzo di seguito: http://www.giuseppevatinno.it/biografia.asp.


Il governo Berlusconi, coerentemente (bisogna dirlo), con il suo programma elettorale si presenta con una riedizione del nucleare in Italia.

Inizialmente, si pensava alla ennesima boutade governativa, con un Presidente del Consiglio tradizionalmente iperattivo ed ipercinetico che vuole pontificare su tutto, perfino sulla fisica atomica. Poi ci si è resi conto che le cose stanno procedendo: il Ministro dello Sviluppo economico Scajola ha firmato un decreto che fa partire la macchina; ora, il prossimo step, è quello di pubblicare la lista dei siti e qui, penso, ne vedremo delle belle poiché nessuno vuole avere una centrale termonucleare nel proprio giardino. Nel frattempo, il giro vorticoso delle superconsulenze ha ripreso il suo corso; studi di fattibilità milionari, magari dati ai soliti “amici degli amici”, si susseguono a ritmo incessante.

Cosa succederà in futuro? Il nucleare berlusconiano veramente ripartirà in Italia o è una specie di “Ponte sullo Stretto” perenne di cui tutti parlano perché intanto non si farà mai? Questi gli interrogativi che attendono risposte.

Intanto vediamo perché, tecnico – politicamente, questo nucleare governativo non ci piace.
Il primo punto è che l’accordo tra l’Enel e l’omonima società francese di elettrcità, sembra fatto su misura per rifilare all’Italia (che del resto è storicamente abituata) un bidone tecnologico: infatti il nucleare francese è di terza generazione mentre ora già gira la versione 3.5 e fra qualche anno addirittura la 4.
Quindi all’Italia capiterà un nucleare in sostanziale “disuso” mondiale. Il nucleare di terza generazione poi presenta ancora problemi relativi alla sicurezza e quindi è un nucleare pericoloso.

Il secondo punto è che il nucleare, al contrario di quanto sbandierato dal Ministro Scajola e da Berlusconi costa e costa molto alla comunità, cioè a noi tutti.
Infatti, nel computo dei costi, si deve mettere anche la costruzione e lo smantellamento della centrale con il che, il costo unitario di Kwh prodotto, non è affatto così conveniente come si vuol fare pensare.

Il terzo punto è che la gestione in sicurezza delle scorie non è affatto risolto se è vero che nessuno sa più dove buttarle, a partire dagli USA del presidente Obama che le nasconde nel sito salino di Yucca Mountains.

Quarto punto le emissioni evitate di CO2, cioè di anidride carbonica, il gas serra responsabile principale dei Cambiamenti climatici, non sono conteggiabili per il Protocollo di Kyoto.

Il quinto punto è che le centrali nucleari sono degli obiettivi terroristici molto sensibili e che quindi richiedono una sorveglianza “h 24” militare molto costosa .

Il sesto punto, ma certo non meno importante degli altri, è che, guidato dagli USA, il Mondo sta dirigendosi con decisione verso le fonti rinnovabili e cioè solare, eolico, biomasse, piccolo idro, energia mareale.

Il settimo punto è che il nucleare civile fa, spesso, da traino al nucleare militare e non vorremo che Berlusconi, saputolo, volesse una bella bomba con il suo faccione.

L’ottavo punto, ma forse anche più importante, è che i cittadini italiani si sono espressi contro il nucleare con un referendum più di venti anni fa.

Insomma, appare chiaro che il nucleare è una scelta di vera retroguardia scientifica, politica, civile ed umana ed occorra una forte opera di mobilitazione dei cittadini per impedirla.

Giuseppe Vatinno

mercoledì 9 settembre 2009

LE "SPARATE" DEL GIORNALE DI FELTRI/BERLUSCONI


Di Pietro: "Dittatura Mediatica"

Roma, 09-09-2009

"La Procura della Repubblica ha già archiviato il caso per ben due volte. E' indagato chi è sotto indagine della Procura, non sotto accertamento della Corte dei Conti. Dal 2004 i magistrati hanno già dato torto a chi ha voluto attaccare Idv". Così Antonio Di Pietro reagisce alla notizia pubblicata oggi dal Giornale sull'apertura di un'inchiesta nei suoi confronti da parte della Corte dei Conti sul finanziamento di Italia dei Valori.

"Oggi tocca a me"
Il Giornale spiega l'ipotesi al vaglio della magistratura contabile: "un’associazione di tre soli soci, Di Pietro, un familiare e un fiduciario, che si chiama Italia dei Valori come il partito, si è sostituito ad esso sfruttando i controlli solo formali della Camera, richiedendo e percependo in sua vece questi fondi pubblici".
"Il Giornale fa cosi, alcuni giornali sotto padrone utilizzano titoli diffamatori per mandare messaggi non ai propri elettori ma a chi vede questi titoli nelle rassegne stampa in tv. L'informazione è sempre più in mano a persone che hanno interesse a denigrare un avversario politico". "Io come Berlusconi? Ma io non ho tre televisioni, un giornale, dei settimanali, non attacco uomini liberi!".

"Sul caso Boffo non si può dire che c'è una nota informativa della polizia che poi si rivela una velina - prosegue Di Pietro - Nel mio caso non si può dire 'è indagato' quando c'è un accertamento amministrativo. I giornali devono prima raccontare i fatti e poi commentare".

Attesa per la Consulta
"Ci sono un milione di cittadini che hanno firmato per eliminare il Lodo Alfano - E' immorale che un premier faccia approvare una legge per non farsi processare".

Agenda politica
"Testamento biologico: si deve avere il diritto di vivere e morire quando si vuole vivere e morire. Respingimenti: ributtare a mare i migranti come scarafaggi senza appurare se hanno diritto all'asilo è un invito alla xenofobia", dice Di Pietro. Sui rapporti Fini-Berlusconi chiede un dibattito parlamentare che appuri lo stato di salute della maggioranza: "Certo, che se Fini passasse dalle parole ai fatti sarebbe meglio"

Irrealistica ipotesi elezioni anticipate
"Berlusconi dal '94 si è messo in politica per motivi giudiziari. Per questo ha interesse a rimanere premier. Gasparri ha detto recentemente che non sono preoccupati dalle vicende giudiziarie perché ci sarà sempre un Ghedini-Ghedoni, un Lodo Alfano...Per questo contrasto Berlusconi".

Di Pietro ricorda poi l'assemblea programmatica di IdV a Vasto il 18-20 settembre, attenta a lavoro, scuola, crisi economica: "A novembre si richia la violenza per la crisi, non per le beghe fra politici".

Alternativa di governo
"Noi di IdV vogliamo assumerci la responsabiiltà di ricostruire una coalizione riformista che offra al paese un programma su occupazione, sicurezza, solidarietà. L'IdV è all' 8%: c'è un Congresso del partito ma la tv di Stato non ne parla", aggiunge Di Pietro.

"Sto ascoltando Marino, Franceschini e Bersani ma l'alleanza con il Pd si fa sui programmi", dice Di Pietro sulla battaglia congressuale del Pd.
Dittatura mediatica
Nel corso dell'intervista al direttore Corradino Mineo la dose di veleno riservata alla Rai, in particolare al direttore del Tg1 Augusto Minzolini, colpevole di non dare visibilità alle iniziative di Italia dei Valori. "Questa è una dittatura mediatica!", denuncia Di Pietro. "Ma non crede che il sistema dell'informazione in Italia garantisca comunque il pluralismo?", chiede Mineo. "Provi a parlare ancora di pluralismo e vedremo la fine che farà lei", replica Di Pietro, alludendo alle prossima tornata di nomine Rai.


4° Incontro Nazionale dell'Italia dei Valori a Vasto.


"Appuntamento a Vasto" di Antonio Di Pietro
Tieniti aggiornato: www.antoniodipietro.it


Il 18, 19 e 20 settembre ci sarà il 4° Incontro Nazionale dell'Italia dei Valori a Vasto.

Durante le tre giornate di lavori ci saranno dibattiti pubblici, con esponenti dell'Italia dei Valori e della società civile, e interviste in studio su tematiche quali l'Economia, l'Informazione, la Giustizia e la Politica estera. Dibattiti e interviste saranno visibili anche dal Web attraverso le dirette streaming sul blog di Antonio Di Pietro e dal portale www.italiadeivalori.it.

Sia nei dibattiti che nelle interviste i cittadini potranno interagire da casa attraverso le chat con le loro domande, ad alcune delle quali, nei limiti del tempo disponibile, verrà data risposta dagli ospiti dei singoli incontri.

Tema centrale delle tre giornate sarà la proposta di programma di governo dell'Italia dei Valori, avviata e discussa per mesi sul blog di Antonio Di Pietro, rielaborata in 10 punti che verranno esposti e presentati ad uno ad uno per un ulteriore contributo da parte dei cittadini.

CIAO MIKE...


Ieri è morto Mike Buongiorno. Doveroso omaggio ad un uomo che ha fatto la storia della televisione italiana.
Ciao Mike.

lunedì 7 settembre 2009

Paolo Guzzanti racconta Berlusconi e lo sfida


Oggi Vi propongo la lettura di una lettera aperta dal blog di Paolo Guzzanti. Lascio a Voi ogni riflessione e commento. Buona lettura.

Lettera aperta e guanto di sfida a Silvio Berlusconi
7 Settembre 2009

"Caro Silvio
sono sicuro che il tuo ufficio stampa ti porterà questo scritto che dedico ai miei amici del blog Rivoluzione Italiana, ma che ha te come destinatario.
Qualche mese fa mi hai telefonato per chiedermi la ragione “di tanto odio”. Ti ripeto oggi quel che ti dissi subito: io non soltanto non ti odio affatto (odiare non è il mio mestiere, mi riesce malissimo), ma per me sei e resti una persona simpaticissima, direi quasi irresistibile. Coloro che ti odiano senza conoscerti non lo sanno: non conoscono il Berlusconi privato, personale, affettuoso, amichevole, pronto a soccorrere anche gli sconosciuti in difficoltà. Sia D’Alema che Cossiga, per dirne due fra tanti, hanno testimoniato questo aspetto della tua natura, l’aspetto seduttivo che è – anche –protagonista politico di quelle tue vicende che da personali si sono fatte politiche a partire dal momento in cui tu decidesti di andarle ad esporre davanti a microfoni e telecamere del servizio pubblico.
Tutto quel che è successo a causa dei rapporti fra te e le donne, è successo – anche – a causa della tua natura incerta sui confini dell’affettuosità, della liceità, della opportunità, del buon gusto e in definitiva sui confini netti fra bene e male. Tu pensi, hai sempre pensato e sempre penserai, di essere un caso unico ed eccezionale cui tutto è permesso, per cui tutto è perdonabile e riconducibile ad una natura sempre più vasta di bontà eccelse e intenti nobili.
E’ ciò che determina e configura lo sconfinamento della megalomania sulla coscienza dei limiti, ed è il tuo problema personale che si riflette come problema politico. I comunisti non c’entrano. Non c’entrano i complotti, non c’entra Murdoch. Hai fatto e seguiti a fare tutto da solo, salvo infuiarti e scatenare i tuoi avvocati se i tuoi nemici ci sguazzano.
Certo: quelle anime nere, o rosse, di comunisti, nemici, avversari, competitori, di fronte a tanta grazia da te imbandita, banchettano e mangiano a quattro palmenti la messe che tu servi loro, ringraziando per la tua suicida generosità.
Quando ti vedevo, nelle conventions (mai “congressi”! per carità: l’idea di somigliare ai veri partiti ti dà l’orticaria) rabbrividivo di fronte alla tua mania sempre meno innocente di corteggiare, seminare complimenti, carezze, allusioni e commenti per le donne più carine o appariscenti.
Quando qualcuno mi chiede che cosa io intenda io quando ho duramente stigmatizzato l’espressione delle tue pulsioni, racconto sempre di quella volta in cui a una convention mi sei comparso davanti travolto da uno stuolo di fans assatanati, maschi e femmine, e mi hai chiesto festoso e urlante se avessi approfittato della calca per palpeggiare una donna che ti aveva colpito.
Rimasi basito, ma non per perbenismo (sono anch’io un porcello del gregge di Epicuro) ma per l’inopportunità, l’incongruità, l’incapacità di distinguere fra politico e showman, fra avanspettacolo e istituzioni, dal momento che i partiti politici in una democrazia sono istituzioni e non club privati e a luci rosse.
Mi hanno sempre colpito questi congressi-convention con le hostess tutte uguali, carine, alte, col culetto impacchettato nella minigonna a tubo, le tettine acute, lo sguardo dolce. Oggi imparo che questa fauna si chiama ragazze immagine, accompagnatrici, hostess, alla peggio escort. L’importante è che abbiano un visino pulito e innocente e a cena indossino un vestitino nero di Armani, possibilmente senza gioielli. L’immagine dell’innocenza scatena la libido. Ho sempre visto con quanto disprezzo, anche manifesto e offensivo, tratti le donne in menopausa, tutte quelle carampane eccessivamente truccate e ingioiellate che ti si affollano intorno a migliaia, appiccicose e osannanti, sognanti, adoranti. Anche a loro non hai mai lesinato una barzelletta spinta, anche spintissima, che desse a quelle povere donne sfiorite il frisson della seduzione, dell’avventura col capo.
Io vengo da una generazione che ha convissuto con i movimenti di protesta, con il femminismo in particolare. Le nostre ragazze di un tempo erano femministe e ci hanno fatto sudare freddo più di una volta. Ma noi allora pensavamo che da certe conquiste di rispetto della donna non si potesse più, mai più, tornare indietro. Tu ci hai insegnato invece che su quelle conquiste minime di rispetto ci si potesse ballare il flamenco e la czarda, che si potessero calpestare e deridere come hai sempre fatto, peggiorando nel tempo.
Pensai allora: questo è il suo tallone d’Achille. La sua adolescenza è ripresa con una furia senile. E più la tua furia cresceva, più convocavi donne al tuo desco, alle tue cene, al tuo tavolo, per raccontare a raffica decine, centinaia di barzellette, spesso usate come strumento di allusione, seduzione, demolizione del pudore. Certo, mi preoccupava la tua frenesia di raccontare barzellette alle deputate e alle aspiranti deputate che né io né te avremmo raccontato alle nostre figlie.
E, a proposito di figlie, ricordo con particolare piacere le volte in cui mi hai presentato a qualcuno dicendo: “Paolo ha chiamato sua figlia Libertà, anzi Liberty perché ama l’America”. E’ vero. E anche questo è un fatto politico. Il nome completo della mia terza figlia è Liv Liberty Atpoh Guzzanti, dove “Atpoh” sta per “and the pursuit of happiness”, il diritto a cercare e trovare la felicità, che è il terzo diritto umano dopo quello alla vita (Liv, vita in svedese in omaggio alla sua nonna) e alla libertà.
Ho dato, con mia moglie Jill, a nostra figlia i nomi dei principi della Rivoluzione Americana: diritto alla vita, alla libertà e alla ricerca della felicità. Questo è ciò che distingue il liberale dagli altri: subito dopo il diritto a vivere, viene immediato quello della libertà, di cui tu ti riempi la bocca, senza praticarla e senza tollerarla.
Ma all’inizio sei riuscito ad ingannarmi. Ti sei presentato come il campione dei liberali. Il cavaliere che ha raccolto nella polvere la bandiera caduta della libertà e la vuole restituire alla società. E mi sono sentito pugnalato alla schiena quando ho visto che tu di liberale non solo non hai mai fatto nulla, ma quel che hai fatto lo hai fatto andando esattamente nella direzione opposta: quella di sterilizzazione del Parlamento da far occupare presto da ragazze e giovanotti di bell’aspetto; selezione del personale politico attraverso il criterio del sex appeal che ho chiamato “mignottocrazia” perché consiste in un rapporto di scambio e investimento sessuale, fosse anche solo simbolico; una politica estera votata a sostenere un megalomane assassino delle steppe e un altro megalomane assassino della sabbia; il tradimento sostanziale dell’alleanza con i bastioni dell’Occidente – Stati Uniti e Regno Unito – i quali sono profondamente furiosi con te, quali che siano le smorfie e le edulcorazioni della diplomazia.
Gli americani in particolare ti detestano per le scelte energetiche e perché insisti a dire che tu sei il mediatore fra loro e la Russia (ho misurato personalmente il loro disprezzo).
Hai corrotto – l’ho detto e lo ripeto – la gioventù italiana offrendo specialmente alle donne obiettivi-premio che possono con indifferenza essere ripartiti fra serie televisive, posti al Parlamento europeo e italiano, candidature locali, reality shows, fictions, ruoli di accompagnatrice, di ragazza immagine, di governo della Repubblica italiana.
Ma l’accusa principale che io ti rivolgo, è di aver sepolto e tradito la rivoluzione liberale che l’Italia aspettava, per imporre al suo posto la berlusconocrazia, un regime personale in cui si misura ossessivamente il consenso dai sondaggi che sostituiscono ormai l’espressione popolare, alla stessa maniera con cui si misurano gli ascolti televisivi con l’auditel.
Tu hai inoltre instaurato il presidenzialismo di fatto. Cosa contro la quale, in sé, io non avrei nulla contro, purché fosse scritta sulla Costituzione e nel caso in cui una tale modifica costituzionale fosse venuta dopo i necessari passaggi, i necessari dibattiti di fronte al popolo, per essere alla fine approvata dal popolo.
Tutti fummo consapevoli della forzatura con cui nel 2001 ti presentasti scrivendo sulla scheda della coalizione “Berlusconi presidente”, e cioè sottoponendoti a un imprevisto e illegittimo referendum popolare. Io allora ne fui tuttavia contento con molti altri, perché vidi in quel gesto il segno di una rottura, la formazione di uno strumento rivoluzionario utile se fosse stato messo al servizio della tanto auspicata rivoluzione liberale.
Tutto si svolgeva allora e si svolge oggi su un panorama di macerie ideali, organizzative e di capacità politica di una sinistra suicida, rabbiosa, impotente, litigiosa, meschina, affarista, incapace di sedurre moralmente e idealmente.
Le condizioni per una rivoluzione democratico parlamentare liberale c’erano tutte. Bisognava trasformare la melma televisiva in cultura, sciogliere i nodi che legano l’informazione inaugurando l’esercizio della libertà alla informazione completa e indipendente, bisognava affrontare a muso duro e definitivo l’anti-Stato mafioso camorrista investendo nel recupero del suolo italiano e della popolazione italiana abbandonata; bisognava far sentire forte e potente l’odore della libertà agli studenti, ai ricercatori (Obama cura la crisi con la ricerca scientifica, non strozzandola); bisognava far sentire che lo Stato tutela ogni modo di sentire, ogni modo di credere e anche di non credere, ogni singola individualità personale che gode i diritti di una minoranza etnica.
Abbiamo avuto invece arroganza, ignoranza, incompetenza, miopia, cafè chantant di governo. E siamo stati ammorbati, volenti o nolenti, dalla tua esuberanza affettiva, amorosa, farfallona, dalle chiacchiere che ti seguono come un nugolo di mosche, dalla stampa internazionale di destra - lascia perdere quella di sinistra, guarda alla destra mondiale se vuoi misurare il tuo fallimento - indignata, preoccupata del cattivo esempio, imbarazzata.
Essere italiani e viaggiare all’estero è diventato un mestiere molto duro, per colpa tua, Silvio Berlusconi.
Io sono stato l’ultimo, sia in ordine di tempo che di importanza, dei giornalisti e degli intellettuali di sinistra, che sia corso da te per aiutarti – pensa tu che ingenuità, che follia – a compiere quella rivoluzione. Sembravi a me e a tanti l’uomo della rottura, un uomo tutt’altro che esente da gravi difetti, ma un uomo che mandava in bestia la sinistra più codina e conformista, professionista dell’odio e del rancore.
Di quella sinistra che ha ucciso la sinistra ne avevamo e ne abbiamo abbastanza. Ti ho difeso quando li mandavi in bestia mettendoti la bandana per Tony Blair (anche se poi ho letto che Blair ha avuto il voltastomaco di fronte a quelle foto) e ti ho difeso a spada tratta anche quando eri dubbiamente difendibile perché ai miei occhi seguitavi a rappresentare la speranza di una rottura del vecchio sistema, uno strumnto, una possibilità e anche un prezzo da pagare in vista della prospettiva di una ricostruzione rivoluzionaria della democrazia parlamentare (e non della sua uccisione).
Per questo io oggi non sono tornato “a sinistra”, ma sono entrato nel Partito Liberale Italiano, quello antico e storico, dove sono stato eletto vice segretario.
Da quel piccolo, vitalissimo partito io ti lancio la sfida.
La mia sfida nel contenderti gli italiani che come me hanno sognato, immaginato, sperato in una rivoluzione liberale democratica ed hanno avuto invece soltanto il tuo personale regime sempre più in conflitto con le regole della democrazia, fino a lasciar prefigurare e temere uno scontro in nome della difesa estrema della democrazia liberale e parlamentare.
A me nessuno potrà mai darmi del comunista e amico dei comunisti, diversamente da te che treschi con l’ultimo capo del KGB, lo stesso KGB che mi ha tragicamente combattuto quando io, in nome e per conto del Parlamento della Repubblica, indagavo sulle malefatte sovietiche e post sovietiche in Italia, che investono in pieno la questione dei “misteri d’Italia” e delle risposte insolute a tanti crimini, a cominciare da quello Moro, fino alla strage di Bologna, passando per Ustica che è la strage sorella di quella gheddafiana di Lockerbie, per quella del treno di Natale e di tutte le malefatte del terrorista Carlos quando era integrato nei servizi operativi del KGB e della Stasi, ai tempi in cui il tuo amato amico Vladimir le rappresentava e le coordinava tutte e due.
A me nessuno potrà darmi del comunista, mentre tu oggi sei il migliore amico del capo e della storia del KGB e quando hai dovuto scegliere se schierarti con il Parlamento Repubblicano o con le tue nuove amicizie nella polizia segreta post-sovietica non hai avuto tentennamenti: hai scelto la seconda non pronunciando una sola sillaba in difesa del Parlamento, quando una Commissione del Parlamento era sotto il più feroce attacco del KGB.

Un giorno mi dicesti: “Putin è una persona dolcissima. E’ un uomo mite e buono. Se mi dicessero che è un assassino, sarebbe come se mi dicessero che tu, Paolo, sei un assassino. Potrei mai crederlo?”. Senza perdere altro tempo posso recapitarti una intera biblioteca delle imprese del tuo amico, con in testa “Il mio agente Sasha”, di mia fattura. Non ti farebbe male.
Ma se oggi ti scrivo pubblicamente è perché da liberale, da vice segretario del Partito Liberale, io ho deciso di sfidarti politicamente. Io minuscolo Davide contro te enorme mastodontico onnipotente Golia con tutti i poteri, i giornali, i direttori, i telegiornali, gli apparati dello Stato. Tu non sei in condizione di reggere uno scontro con me ad armi pari, in un duello televisivo, perché mi ti mangerei.Tu con me puoi vincere solo chiudendomi la bocca, impedendomi di parlare, di apparire, di scrivere se è possibile.
Del resto, il mio primo gesto di resistenza contro di te è consistito nel combattere insieme al segretario del PLI per impedire che anche il simbolo di questo rinato antico partito finisse inchiodato sul caminetto di Arcore sulla stessa panoplia di teste impagliate che già comprende la Dc, il Pri, il Psi.
Abbiamo resistito in un congresso di lacrime e sangue, votazioni, insulti, scontri, aria fetida e passione, come deve essere la politica vera, non quella azzurrata e nuvolettata che piace a te.
E abbiamo vinto contro di te e i tuoi amici che volevano incorporare anche quel residuo di democrazia nel tuo impero autocratico.
Ora la nostra barca corsara è in acqua e tu cercherai di impedire che ci si veda, impedire che i giornali e i telegiornali parlino di noi. Se io potessi andare in televisione e dibattere con te, ti farei lietamente a pezzettini. Tu sei del tutto incapace di reggere un dibattito televisivo all’americana o alla francese ad armi pari, pari tempi, argomenti e idee contro argomenti e idee.
Con me non ti sarebbe stato possibile realizzare la vergogna del dibattito da Vespa sui tuoi affari familiari, che hai portato tu in piazza per farne un evento della piazza, salvo protestare perché l’agorà ti si rivolta contro.
La sinistra non ha con te alcuna possibilità di farcela. E’ questa la tua forza.
Ma noi liberali sì. Siamo noi la speranza del Paese, non te. E bloccheremo lo stato di guerra civile in cui hai precipitato il Paese delegittimando il Parlamento repubblicano, determinando allo stesso tempo una degradazione del Paese che si rispecchia ormai in un giornalismo per bande, agguati, intimidazioni, minacce, manipolazioni.
A tutto ciò bisogna dire basta e il basta deve venire da noi, piccoli liberali senza giornali, senza televisioni, senza potere.
Noi, laici ma rispettosi di chi crede, noi che abbiamo rialzato la bandiera che tu avevi sottratto alla speranza.
Quando mi telefonasti, mi dicesti che avremmo fatto bene a vederci per discutere. A me piacciono le discussioni, a due e ad armi pari. Ecco dunque l’elemento di partenza per la discussione.
Sono queste le principali cose che avevo da dirti e se vuoi dibatterne con me, sono pronto, subito, ovunque.
Ti lancio quindi politicamente, lealmente e apertamente, il guanto della sfida e lo faccio non per me, che ho già 69 anni, ma per tutti i figli degli italiani, delle donne italiane, affinché possano veder salva la libertà, la vita e il diritto alla ricerca della felicità nella dignità e nel rispetto, attraverso la misura dell’intelligenza, del merito, della qualità umana e del lavoro, dell’onestà, della capacità, della responsabilità, della lealtà. Questo è lo spirito con cui mi sono posto al servizio del mio Paese, per quel che posso e per quel che mi resta da vivere."
Paolo Guzzanti

venerdì 4 settembre 2009

Libertà di culto e luoghi di preghiera




La concessione di uno spazio pubblico ad alcuni cittadini di religione mussulmana, per un momento di preghiera collettiva durante il periodo di Ramadan, da parte del Comune , ha creato un certo malcontento nella cittadinanza Gualtierese. Se poteva essere scontata l’avversità di quei cittadini, che a prescindere non nutrono simpatie per i cittadini extracomunitari , non era scontata la lamentela da parte di tanti (troppi) cittadini rispettosi dei diritti del proprio prossimo.

Ovviamente, come è di prassi in casi simili, le opposizioni di destra cavalcano il malcontento e tentano di strumentalizzare l’avvenimento ai fini di propaganda elettorale.

L’IDV di Gualtieri non è contraria alla libertà di culto e riconosce il diritto di ognuno a professare la propria fede:
"Tutti hanno diritto di professare liberamente la propria fede religiosa in qualsiasi forma, individuale o associata, di farne propaganda e di esercitarne in privato o in pubblico il culto, purché non si tratti di riti contrari al buon costume” (Art. 19. Della Costituzione Italiana).

Purtroppo riteniamo non “felice” la scelta del luogo pubblico concesso dal Comune, non disconoscendo la buona fede di chi ha compiuto la scelta.

L’IDV, attraverso i propri rappresentanti in Consiglio Comunale, chiederà di individuare un sito diverso da quello concesso.

IDV Gualtieri
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