Benvenuti nel blog di IdV Gualtieri

Lo scopo di questo blog è di dare la possibilità, a chi non ci conosce personalmente, di segnalarci situazioni particolari sul territorio ed eventualmente suggerirci migliorie da realizzare. Inoltre vorremmo trattare avvenimenti politici a carattere nazionale ed internazionale, condividendoli con tutti coloro che lo vorranno.

venerdì 5 febbraio 2010

L'IdV non è in vendita!


Ci rendiamo conto che vogliono fermare l'ascesa dell'IdV a tutti i costi e con ogni mezzo. Le prossime elezioni Regionali sono troppo importanti per misurare il grado di tenuta di questo Governo inaffidabile, lontano dai bisogni reali della popolazione, soprattutto di quelle fasce più deboli che soffrono a causa della crisi economica.

Questo Governo non è in grado di dare risposte concrete ai lavoratori che stanno perdendo il loro posto di lavoro, ma nonostante tutto vogliono rimanere al POTERE per salvaguardare i propri interessi, che sono tanti.

Per questa ragione devono trovare argomenti per screditare il PARTITO che più li infastidisce.
L'Italia dei Valori non è in VENDITA. Noi non siamo la LEGA.Chiedete a Bossi perchè ha smesso di parlare male di Berlusconi(?).

Vogliamo porre alla Vostra attenzione un articolo dell'On. Donadi, riguardante l'attacco senza alcun fondamento portato al nostro Presidente Antonio Di Pietro. Noi sappiamo dovè la verità....

“E’ iniziata l’ennesima offensiva contro Italia dei Valori ed il suo leader Antonio Di Pietro. I grandi burattinai, che agitano gli spauracchi dei falsi scoop di queste ore, sanno di avere in mano il nulla ma questo non li spaventa.

Hanno gli strumenti, i mezzi finanziari e le motivazioni per creare fantasmi che poi “media” compiacenti, trasformeranno in sospetto e, quindi, in tentativo di delegittimazione. Il nulla, questa volta, davvero è desolante.

Una cena per gli auguri di Natale in una caserma dei carabinieri. Organizzata dal comandante della Caserma. Presenti solo funzionari dello Stato e dei carabinieri. Vengono addirittura scattate foto ricordo. Certo! Contrada, presente alla cena, viene arrestato due settimane dopo, ma nessuno dei presenti aveva la sfera di cristallo. Tutti i presenti, inoltre, a distanza di vent’anni, confermano che era solo una cena per lo scambio di auguri.

Eppure, intorno a quella cena scoppia la ridda delle insinuazioni, che nascono, oltretutto dalle farneticazioni di Mario Di Domenico, grafomane e pluricondannato per le sue strampalate azioni giudiziarie contro IdV e Di Pietro. Quello che sta accadendo in queste ore è la dimostrazione che, in questo paese, non solo la politica ma anche potentati economici e finanziari si muovono in spazi a dir poco opachi. Sono quegli stessi poteri, a partire dal gruppo economico che fa a capo a Berlusconi, che, vent’anni fa, con la politica facevano affari e hanno contribuito a creare quel sistema perverso, politico-affaristico, che tanto ha danneggiato l’economia e l’imprenditoria sana di questo Paese.

Potentati economico-finanziari che da sempre si abbuffano alla mangiatoia pubblica e beccano sonore bastonate ogni volta che si confrontano sui mercati. Gente che, per vivere, per continuare a fare affari e prosperare, ha bisogno di un politica debole, sensibile alle lusinghe dell’economia, venendo ripagata da uno Stato che svende i suoi gioielli all’imprenditoria pubblica e cede servizi, beni pubblici o reti infrastrutturali a prezzi di realizzo.
Potentati economici che controllano grandi e piccoli giornali che usano, per difendere i loro referenti politici ed attaccare i loro avversari.

Italia dei Valori questi potentati, presidente del Consiglio in testa, li ha tutti contro per una ragione semplicissima. Perché non siamo in vendita, perché non siamo disponibili a sacrificare l’interesse collettivo all’interesse particolare di nessuno. Per questo siamo inaffidabili e quindi pericolosi e, quindi, nemici da abbattere.

Fino a quando Italia dei Valori viaggiava intorno al 2% dei consensi, ci potevano anche tollerare come una presenza quasi folcloristica. Ma oggi facciamo paura, oggi andiamo fermati. C’è tutto questo dietro agli attacchi dei giornali di oggi. Lo hanno fatto, ogni volta che hanno potuto, ma stavolta è un attacco concentrico e sistemico.

Resisteremo anche a questo. E’ da questa consapevolezza che nasce la nostra forza e la nostra determinazione ad andare avanti. Ogni schizzo di fango è una medaglia da appuntare sul petto.”

IdV Gualtieri

martedì 26 gennaio 2010

27 GENNAIO GIORNATA DELLA MEMORIA












"Ogni uomo civile è tenuto a sapere che Auschwitz è esistito, e che cosa vi è stato perpetrato: se comprendere è impossibile, conoscere è necessario". Nel Giorno della Memoria, omaggio al grande scrittore ebreo Primo Levi, testimone dell’orrore dei lager nazisti e autore del capolavoro mondiale Se questo è un uomo.

Il Generale Dwight D. Eisenhower aveva ragione nell’ordinare che fossero fatti molti filmati e molte foto. Puntualmente, come era stato previsto circa 60 anni fa, qualcuno vuole negare gli orrori commessi dai nazisti.

E’ una questione di Storia ricordare, perché non si ripeta.


Quando il Supremo Comandante delle Forze alleate (Stati Uniti, Inghilterra, Francia, etc.), Generale Dwight D. Eisenhower, incontrò le vittime dei campi di concentramento, ordinò che fossero fatte il maggior numero di foto possibili, e fece in modo che i tedeschi delle città vicine fossero accompagnati fino a quei campi e, persino, seppellissero i morti. Il motivo, lui l’ho spiegò così: “Che si tenga il massimo della documentazione – che si facciano filmati – che si registrino i testimoni – perché, in qualche momento durante la Storia, qualche idiota potrebbe sostenere che tutto questo non è mai successo.”

Sono trascorsi più di 60 anni dal termine della Seconda Guerra Mondiale.

In memoria dei milioni di esseri umani che sono stati trucidati, violentati, lasciati morire di fame e umiliati; nel mentre Germania e Russia, in primis, volgevano lo sguardo in altre direzioni.

Ora più che mai, di fronte a chi sostiene che “L’Olocausto è un mito”, è fondamentale fare in modo che il MONDO non dimentichi mai l’orrore prodotto dal MALIGNO attraverso altri esseri umani soggiogati dalla PAZZIA.

Noi non vogliamo dimenticare, ne vogliamo volgere lo sguardo in altra direzione

mercoledì 13 gennaio 2010

MAMMA MIA LA LEGA !!!

Intervista di Piero Ricca a Rosanna Sapori ex-giornalista di RADIO PADANIA.

Ascoltate e riflettete....

sabato 9 gennaio 2010

PERCHE' BOSSI HA CAMBIATO OPINIONE SU BERLUSCONI?...


Pensiamo che solo leggendo in modo attento il passato si possa capire meglio il presente e farsi un idea sul futuro. Continueremo a pubblicare un pò di storia recente ... (9)
IdV Gualtieri

Perché la LEGA ha cambiato opinione?

Di Dario Campolo

Bossi non smette più di stupirci, dopo le esternazioni dei giorni scorsi che a volere far fuori Silvio Berlusconi sia la Mafia, oggi dice che la Lega è pronta a far scendere il Popolo in piazza per la bocciatura del Lodo Alfano.Scusate, ma mi viene spontaneo chiedere al Senatur se comincia ad avere qualche problema di lucidità, anzi mi viene da chiedere al Senatur Umberto Bossi cosa è successo dal ‘90 ad oggi. Per chi non lo sapesse, Bossi negli anni ‘90 indicava Berlusconi come "mafioso" e come "l’uomo di Cosa Nostra".

Oggi?Semplice, oggi invece Bossi afferma che è la stessa mafia ad aver complottato contro Berlusconi: "Berlusconi adesso e’ odiato dalla mafia. La mafia può fargli male. Ho pensato che la storia delle donne sia per quel problema lì, perchè il governo ha fatto una legge durissima sul sequestro dei beni ai mafiosi, che li ha colpiti duramente. Stai attento Berlusconi, quelli non perdonano, la mafia e’ vendicativa" (agenzia AGI, 27 agosto 2009).Berlusconi non sarebbe più punibile per la sola ragione che il popolo lo vota? Cosa vuol dire, che se Berlusconi compisse un reato anche molto grave ma il popolo continuasse a votarlo tutto gli dovrebbe essere concesso? Assolutamente no!!!La dimostrazione l’ha data Gaetano Pecorella, parlamentare e legale di Berlusconi, sostenendo che il Premier non va considerato uguale agli altri parlamentari ma ad un livello "superiore". Berlusconi dunque sarebbe "più uguale degli altri". Ma la Costituzione non dice questo, il popolo vota il Parlamento che a sua volta vota il capo di Governo. La Costituzione non può essere stravolta.Pochi giorni fa è stato stabilito in sede civile che il Signor Berlusconi ha corrotto per prendersi la Mondadori.

Oggi Berlusconi si dice allibito per l’esito della sentenza che lo vede “corresponsabile della vicenda corruttiva” e per questo Fininvest deve alla Cir della famiglia De Benedetti 750 milioni di euro, a mio dire ancora pochi.Quindi abbiamo un corruttore accertato in sede civile ed imputato in altri processi in sede penale che per via della immunità prevista dal Lodo Alfano non verrà sottoposto a giudizio. Mi si viene a dire che il popolo scenderà in piazza? Bene, allora io a quello stesso popolo che vorrebbe scendere in piazza e che lo ha votato e lo voterà chiedo: se per caso qualcuno di voi fosse imputato come lo è il signor Berlusconi, sarebbe contento di ottenere un trattamento diverso? E quindi andare in carcere se riconosciuto colpevole? Vi chiedo ancora: qualcuno scenderebbe in piazza per voi? No è la risposta, e allora vi dico che, visto che abbiamo una delle Costituzioni più ben fatte al mondo per via dell’equilibrio costruito ad hoc per evitare GOLPI ed eccessivi strapoteri, cerchiamo di tenercela stretta la nostra COSTITUZIONE e di non farci convincere dall’informazione malata che ci viene passata.

Svegliamoci...Concludo agganciandomi all’argomento iniziale e quindi con un quesito per i Leghisti che tanto odiano Fini e Berlusconi (a loro dire): come mai Bossi ha fatto questo cambiamento dal ‘90 ad oggi nei confronti del Berlusconi? Nel marzo del 2007 i giornali pubblicarono una notizia riguardante una presunta elargizione di denaro da parte di Silvio Berlusconi a Umberto Bossi. Nell’ambito dell’inchiesta relativa al dossieraggio illegale condotto da alcuni funzionari della sicurezza Telecom e del SISMI fu arrestato su richiesta della Procura di Milano il 18 gennaio 2007 Guglielmo Sasinini, ex-giornalista del settimanale Famiglia Cristiana, con l’accusa di associazione per delinquere finalizzata alla violazione del segreto d’ufficio, alla corruzione e all’accesso abusivo al sistema informatico. Nelle agende sequestrate a Sasinini fu trovata una nota relativa alla presunta elargizione di settanta miliardi di vecchie lire da Silvio Berlusconi a Umberto Bossi, «in cambio della totale fedeltà». Negli appunti del giornalista si legge anche questa frase: «In quel periodo pignorata per debiti la casa di Bossi. Debiti già ripianati con... 70 miliardi».

Quando questa notizia apparve sulla stampa (23 marzo 2007), Bossi annunciò querela nei confronti di Sasisini e l’avvocato Niccolò Ghedini definì la notizia “falsa e destituita di fondamento”. Secondo la giornalista Rosanna Sapori, che ha lavorato per anni a Radio Padania Libera, Umberto Bossi avrebbe venduto a Berlusconi addirittura la titolarità del simbolo del partito.”

giovedì 7 gennaio 2010

A PROPOSITO DI "ROMA LADRONA" ...



Pensiamo che solo leggendo in modo attento il passato si possa capire meglio il presente e farsi un idea sul futuro. Continueremo a pubblicare un pò di storia recente ... (8)
IdV Gualtieri


A PROPOSITO DI "ROMA LADRONA" ...
di Viviana Vivarelli

"Nella vicenda Fazio-Antonveneta e sfascio anche del sistema creditizio italiano non dobbiamo dimenticare la bella figura della Lega.
Veramente encomiabile la vicenda della Banca della Lega. Del resto in linea con tutte le iniziative social-politico-economiche della Lega, che fanno tutte le stessa fine disastrosa da incapaci, improvvisatori e alla fine corrotti e intrallazzati come tutti gli altri.
Il 28 ottobre 1998 si costituisce a Samarate in provincia di Varese, il comitato Promotore per la costituzione della Banca Credieuronord.
Per raccogliere il capitale necessario, si raccolgono le quote dai leghisti battendo a tappeto le sezioni della Lega Nord di Piemonte, Lombardia e Veneto.
Il quotidiano LA PADANIA e l’emittente RADIO PADANIA LIBERA, invitano gli aderenti leghisti a sottoscrivere le quote.
Nei mitici raduni di Pontida si raccolgono adesioni, promotore lo stesso Bossi.
Il 21 febbraio 2000, con atto notarile, si costituisce la Banca Popolare CredieuroNord, società cooperativa per azioni a responsabilità limitata, 2600 soci, capitale nominale di quasi 18 miliardi di lire.
Banca d’Italia concede l’autorizzazione, si aprono i primi sportelli al Nord.
Bellissimo il proclama del presidente Gianmaria Galimberti : “Credieuronord serve agli ideali che la Lega ha sempre portato avanti, la difesa del risparmio della famiglia e della piccola e media impresa. Si da’ concretezza agli ideali del Carroccio… La politica non si mescolerà MAI con la nostra Banca, Credieuronord si muoverà su un piano assolutamente deontologico e non verranno fatti dei prestiti graziosi perché non è nello spirito della banca né nello statuto della banca”
Sarebbe proprio il caso di fare la classica battuta sulle "ultime parole famose"!

La Banca apre i suoi sportelli e parte con la nota inadeguatezza e improvvisazione alla Calderoli o quasi: niente regolamento interno, niente controlli, una politica creditizia fai da te, prestiti agli amici senza guardare alle garanzie, niente valutazione dei rischi, insomma una forma di clientelismo amicale e straccione... in fondo e’ una banca di amici, come all’osteria e per la Lega la legge e’ sempre stata un di più, così proseguono sconfinamenti e sofferenze, gravi devianze legali e amministrative... Insomma la solita attività abborracciata e inaffidabile sempre presente in ogni operazione della Lega, dalla Bossi-Fini, alla direzione della giustizia, ai rapporti col lavoro, al controllo del CNR.
In soli due anni di gestione "faziosa" la Banca della Lega marcia verso il disastro, insomma i soliti incapaci, supponenti, ma incapaci, gonfi di retorica ma poveri di fatti. La direzione e’ stata così irregolare da portare a un deficit di una decina di milioni di euro, non poco per una banca così piccola.
I controllori di Bankitalia dovrebbero intervenire ma invece è proprio allora che Fazio da’ il suo benevolo aiuto, ovviamente niente si da’ per niente.
Il patto è: si preme in Parlamento perchè il mandato del governatore di Bankitalia non sia a vita come un Papa, ma a termine, magari di otto anni, come vogliono le leggi europee, ma un mandato a vita da’ a Fazio un potere ben più grande, come nessun governatore di banca nazionale ha in tutta Europa, e allora Fazio è come dicesse virtualmente: "io vi salvo la banca e chiudo gli occhi sulle vostre irregolarità e voi, in cambio, votate contro il mio mandato a termine".
E il fiero annuncio che la banca della Lega non sarebbe mai scesa a compromessi politici? Tutto dimenticato.
Dal che si vede chiaramente quale sia il livello etico e legalitario di entrambi, quale sia l’attendibilità di Fazio e quale sia la presunta purezza della Lega.
Insomma: “Le chiacchiere sun bele, ma davanti al dane’, andem! Sum mica capron!”
Così capiamo benissimo come mai La Padania inneggi a Fazio.
In questo bailamme, il governo si inceppa, i parlamentari Cdl sbraitano che una faccenda così delicata non deve cadere nelle mani della magistratura, ma, nei fatti, solo la Clementina Forleo e altri giudici vanno avanti nella tutela della legge, il governo si gingilla, mentre l’emerito ministro leghista Castelli sollecita un’azione disciplinare non contro Galimberti, presidente della SUA banca (il conflitto di interessi e’ del tutto infondato!) ma contro la Forleo, rea di difendere la legge (ma il piano deontologico?).

Intanto la stampa infuria, saltano fuori le intercettazioni che mostrano quale sia il controllo del controllore Fazio (ma questi potenti sono così gonfi di sè da non sospettare nemmeno di essere presi in castagna?), e il gentilissimo Berlusconi si premura di farsi venire una tonsillite per salvare il caro amico Fazio e il caro amico Bossi, rimandando tutto alle calende greche, e infatti il consiglio dei ministri non si puo’ fare se Berlusconi ha la tosse, come se poi questo Berlusconi in consiglio o in Parlamento vi fosse venuto spesso.
E quale sia la nuova etichetta della vecchia Lega, già contro Roma ladrona, e ora partecipe alle ladrerie a tutti gli effetti, ormai si sa: “I dane’ sun i dane’!” Punto.
Insomma chi va con lo zoppo impara a zoppicare.
L’etica lasciala ai cretini che non hanno potere.
Meglio una tonsillite oggi che un disastro domani.
La persona fisica che fa il salvataggio degli incapaci è certo ragionier Gianpiero Fiorani, ex giornalista dell'Avvenire (giornale della Chiesa), già amministratore delegato della Banca Popolare di Lodi, altra chiacchieratissima banca, sempre Fazio concedendo.
Il Fiorani e’ molto attivo, in 4 anni si è preso l'Iccri, l'Efibanca, la Popolare di Crema, le Casse di Risparmio di Livorno, Lucca e Pisa, la Casse di Imola e Pescara, le Popolari del Trentino, di Mantova e di Bronte, il Banco di Chiavari e la Popolare di Cremona, con una coda di accuse per insider.
Ma Fazio le ha gentilmente archiviate.
Ora Fiorani e’ entrato nella storia dell'Antonveneta.
Il giro si allarga.
Ci sono capitali stranieri che vogliono entrare nelle scalate delle banche italiane, ma Fazio preferisce affidare le nostre banche ai nuovi venuti, gente oscura, dai facili arricchimenti e dietro cui c'è il deserto.
Gente per intendersi trasparente quanto un Berlusconi ai tempi dell’Edilnord, che un momento prima cantava sulle navi e un momento dopo investiva sul mercato capitali da capogiro.
In questo bel giro di investimenti misteriosi e di banche sull’orlo di una crisi di nervi c’è anche un prete, tal don Luigi Ginami, legato a Geronzi e Fazio, consigliere più finanziario che spirituale.
Di nuovo Bankitalia dovrebbe controllare e fari rispettare la legge, di nuovo Fazio gioca sporco, ignora i conflitti di interesse e le norme antitrust e tende piuttosto a favorire i beniamini, riccastri o politici, in cambio di favori di tipo ignoto (quell’intercettazione: “Portami la solita cosa passando dal retro”, non parlerà di caciocavallo, penso).
Insomma se il sistema è marcio, la Lega mostra di saperci stare benissimo, come il baco nella mela.
Berlusconi con Fazio ci sta pappa e ciccia.
Povero Bossi! Prima senza la voce, ora senza la dignità.
Doveva essere la lotta a Roma ladrona, è diventata la magnata de noantri!"

lunedì 4 gennaio 2010

COME SIAMO CONCIATI ...


Pensiamo che solo leggendo in modo attento il passato si possa capire meglio il presente e farsi un idea sul futuro. Continueremo a pubblicare un pò di storia recente ... (6)
IdV Gualtieri

Come siamo conciati male...
Un articolo-inchiesta di Marco Travaglio

“Toccava vedere anche questa: un presidente del Consiglio con dodici rinvii a giudizio, sei prescrizioni e due processi in corso all'attivo, circondato di pregiudicati, ottiene le dimissioni del governatore di Bankitalia che non voleva sloggiare per ben due avvisi di garanzia. Dimissioni invocate a gran voce, "per la credibilità dell'Italia", da quanti non hanno mai chiesto le dimissioni del presidente del Consiglio né dei pregiudicati al seguito. Naturalmente l'anomalia non sono le dimissioni: ma il fatto che le dia solo Fazio e non Berlusconi.
Il quale, per la cronaca, non è sospettato di abuso d'ufficio e insider trading, ma ha sicuramente pagato un giudice tramite un suo avvocato (reo confesso di frode fiscale), già ministro, da 12 anni parlamentare. C'entra qualcosa tutto ciò con la "credibilità dell'Italia"? Chissà. A sentire i TG di regime, pare quasi che Gianpiero Fiorani avesse due soli amici: Fazio e Consorte. Invece ne aveva ben di più. La variopinta compagnia di giro che qualche mese fa, all'ombra dello sgovernatore e dei protettori azzurri, bianchi, rossi e verdi, decise di spartirsi Antonveneta, Bnl e Rizzoli-Corriere della sera (tanto per gradire: poi sarebbe toccato verosimilmente alle Generali e alla solita Telecom), aveva molto a che fare con il Cavalier Bellachioma e i suoi cari. Prendiamo uno dei capi della banda, anzi della banca: Gianpiero Fiorani, l'uomo che è riuscito ad associare due figure in genere distinte, quella del banchiere e quella del rapinatore, in una sola persona, la sua. Bene, Fiorani è colui che acquista gentilmente la Banca Rasini, dove il padre del Cavaliere, ragionier Luigi Berlusconi, era entrato sportellista e uscito direttore generale, e dove secondo Sindona la mafia riciclava i soldi sporchi. Poi ingloba nella Popolare di Lodi anche l'Efibanca, la merchant dell'Eni infestata di piduisti di cui Previti era ovviamente consulente e che fornì crediti illimitati a Bellachioma per la sua scalata alle tv. Insomma, fino all'altroieri il banchiere-rapinatore è rimasto seduto sulle due banche che nascondono molti segreti dell'oscuro passato del Biscione, e sui rispettivi archivi.
Nel '99 la Guardia di Finanza di Palermo andò alla Lodi in cerca delle carte sui misteriosi finanziamenti alle holding Fininvest, ma si sentì rispondere che l'archivio Rasini non c'era più. I finanzieri tornarono poco dopo, ripetendo la domanda con più energia. Allora ai dirigenti fioraniani venne improvvisamente in mente che forse l'archivio c'era: fu riesumato dalla pensione un vecchio archivista che accompagnò i militari in una soffitta di via Mercanti. Purtroppo alcuni microfilm erano andati bruciati (autocombustione?), mentre le holding Fininvest si faticava a trovarle perchè erano state registrate (quando si dice la sbadataggine) alla voce "negozi di estetista e parrucchiere per signora"
(N.D.R. nello spettacolo di DARIO & FRANCA RAME, l’Anomalo Bicefalo, questo fatto è bene specificato: tutte le holding di Bellachioma erano intestate a negozi di parrucchiera). Quanto all'Efibanca, dopo averla incorporata, Fiorani si mette in società con l'Hdc di Enrico Crespi, il sondaggista di Forza Italia. Un impegnuccio da 15 miliardi di lire. Poi all'improvviso gli chiede di rientrare dai fidi: Hdc fallisce e Crespi finisce in galera per bancarotta. Insomma, il presidente del Consiglio è proprio l'uomo adatto per risolvere il caso. Infatti, per il dopo-Fazio, mentre i giornali fanno i nomi di Monti, Quadrio Curzio, Padoa Schioppa, Draghi e altri pericolosi incensurati, lui ha in mente l'uomo giusto al posto giusto: il senatore forzista Giampiero Cantoni. Ex socialista, Cantoni era presidente di Bnl nel febbraio '94 quando dovette "autosospendersi" in tutta fretta per una spiacevole disavventura.
Mentre un'ispezione di Bankitalia si occupava di finanziamenti Bnl al gruppo meccanico Mandelli che aveva rilevato un'azienda legata alla sua famiglia, la Procura di Milano lo indagava e poi lo faceva arrestare per corruzione. L'accusa era quella di aver corrotto l'architetto Anchise Marcori, capogruppo del Psi al comune di Segrate, con una mazzetta di 400 milioni di lire in cambio della concessione edilizia per un complesso residenziale nei terreni della sua famiglia. Cantoni confessò di aver pagato, ma sostenne di essere stato costretto. Cioè concusso. Ma non fu creduto, nemmeno da se stesso, visto che all'udienza preliminare si presentò con 800 milioni sull'unghia a titolo di risarcimento e patteggiò circa 2 anni di reclusione. Per corruzione.
Ecco perchè Bellachioma ha subito pensato a lui per rimpiazzare Fazio. Scegliere un incensurato, col pericolo che poi venga indagato, è troppo rischioso. Molto meglio un pregiudicato, che è già allenato.”
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