Benvenuti nel blog di IdV Gualtieri

Lo scopo di questo blog è di dare la possibilità, a chi non ci conosce personalmente, di segnalarci situazioni particolari sul territorio ed eventualmente suggerirci migliorie da realizzare. Inoltre vorremmo trattare avvenimenti politici a carattere nazionale ed internazionale, condividendoli con tutti coloro che lo vorranno.

giovedì 31 dicembre 2009

BANCHE BASSOTTI


Pensiamo che solo leggendo in modo attento il passato si possa capire meglio il presente e farsi un idea sul futuro. Continueremo a pubblicare un pò di storia recente ... (4)
IdV Gualtieri


Banche Bassotti

di Riccardo Orioles (da La catena di S. Libero)

"Io di banche me ne intendo poco e niente. Però mi sembra abbastanza chiaro che quest'estate l'accapigliamento generale si aggiri molto più attorno alle banche che attorno al potere "politico", che evidentemente conta meno. Nel centrosinistra, l'agitazione di Rutelli - col senno di poi - sembra riguardare prevalentemente l'affare Unipol-Bnl, che di converso D'Alema è intervenuto a difendere con inconsueta radicalità. La scalata al Corriere (che speravamo di poter attribuire a Berlusconi: un nome noto, almeno, almeno da un certo livello in su) appare viceversa ambientata in qualche saloon bar di Abilene. Ricucci, che pareva un simpatico palazzinaro prestanome, è invece il manovratore di operazioni bancarie colossali, tali da portare addirittura al congelamento e sequestro delle sue azioni (i tiggì parlano pudicamente di congelamento di "alcune azioni" di "alcuni azionisti" di Antonveneta).

C'era una volta in Italia una grande banca, che si chiamava Banco Ambrosiano ed era diretta da un certo Calvi. Un altro grande banchiere di quei tempi (che sono cambiati: adesso i banchieri sono tutti trasparentissimi e onesti) si chiamava Michele Sindona, ed era talmente al di sopra di ogni sospetto che lo stesso presidente del Consiglio (un certo Andreotti) scriveva lettere ufficiali per garantire per lui. Non c'entra niente: ma è da diversi mesi che non sento più parlare di Parmalat e di Tanzi (tranne che per qualche avara notizia di giudiziaria) e soprattutto che non sento più quantificare una cifra precisa sull'ammontare del buco fatto. Di solito, sulle pagine finanziarie, si parla d'altro.

E' vero che Fazio rappresenta - insieme col presidente del Senato, Pera - il massimo esempio attuale di carica istituzionalmente neutra gettata invece sul mercato della politica (l'uno e l'altro hanno ambizioni), ed è anche vero che la perpetuità del Governatorato della Banca d'Italia è ormai un residuo baronale d'altri tempi (ma in altri tempi i baroni si chiamavano Ciampi e Carli). E' anche vero però che a questo punto le scorrettezze di Fazio sono una patologia marginale, che il vero problema è: quanto comandano oggi le banche in Italia?

Sarebbe relativamente facile saperlo se, per l'emergenza mafia o per l'emergenza terrorismo, o semplicemente perché non c'è ragione per fare altrimenti, fosse stata varata una legge per la trasparenza bancaria, che avrebbe rapidamente strangolato sia Cosa Nostra che Bin Laden. Ma una legge simile non c'è, ed è altamente improbabile che ci sia in futuro: chiedere la trasparenza della proprietà bancaria in Italia (o in America, o in Inghilterra, o in alcun altro paese occidentale) sarebbe come chiedere l'abolizione di Maometto in Arabia Saudita. Ognuno ha il suo DIO intoccabile, e da noi non è né Allah né Gesù Cristo. Perciò, non resta che andare a tentoni, basandosi sui dati macroeconomici a monte e sugli occasionali detriti visibili a valle - non sugli ordinari dati economici, che dovrebbero essere invece accessibili a ogni cittadino.

Fra le tante parole che oggi non si usano più ("lavoro", "lavoratori", "produttori", "diritti", "concorrenza") c’e’ anche la parola "industriale". Ormai sono tutti "imprenditori", parola che significa tutto e niente. Gl’imprenditori, in sostanza, oggigiorno sono dei signori che si agitano moltissimo in finanza e in borsa, ma raramente hanno mezzi propri. O dipendono dalle banche o sono delle banche essi stessi, visto che occuparne o fondarne una e’ ormai diventata un’operazione totalmente privata.
Le banche controllano le aziende, le aziende controllano i media, i media coprono le banche. Questo e’ indubbiamente un regime. Ma come possiamo chiamarlo? Capitalismo non credo, perché manca il capitale industriale. Riciclaggio nemmeno, perché Falcone è morto e non ce lo può più dire. Palazzinarismo, intrallazzo, mani-non-pulite? Ma la commedia all’italiana è finita, questi non son più personaggi alla Alberto Sordi.
Sono pericolosi. Lo sono perché, drenando risorse e non producendo, costituiscono la causa principale (altro che cinesi!) del declino economico del sistema Italia. E lo sono perché non sappiamo chi siano e da dove vengano, e possiamo solo vagamente intuire che storicamente rappresentano il passaggio successivo a Berlusconi.
Dove sarebbero arrivati Sindona e Calvi, se non ci fosse stata la generazione di Falcone? Ambrosoli, Chinnici, Carlo Palermo... Se fossero mancati loro, noi non avremmo mai saputo chi in realtà erano questi "imprenditori", ed essi tranquillamente dominerebbero senza l’opposizione di nessuno. Metterebbero tranquillamente le mani sul Corriere, gestirebbero Rai e private, farebbero politica, governerebbero il Paese."
di Riccardo Orioles (da La catena di S. Libero)

mercoledì 30 dicembre 2009

QUEL LEGAME TRA ...



Pensiamo che solo leggendo in modo attento il passato si possa capire meglio il presente e farsi un idea sul futuro. Continueremo a pubblicare un pò di storia recente ...(3)
IdV Gualtieri

Quel legame tra la Banca Rasini, il premier e Fiorani
di Marco Travaglio


“E' un torrido giorno d'agosto del 1998 quando la quiete vacanziera della Banca Popolare di Lodi viene turbata da una visita inattesa. Un plotoncino di uomini della Dia venuti da Palermo chiedono di vedere gli archivi della Banca Rasini. Cercano, su incarico del pool antimafia, i conti correnti di Silvio Berlusconi e tutta la documentazione relativa alle 25 "Holding Italiana" che custodiscono il capitale della Fininvest. L'indagine è quella a carico di Silvio Berlusconi e Marcello Dell'Utri, per concorso esterno in associazione mafiosa e riciclaggio di denaro della mafia (inchiesta poi archiviata per il Cavaliere e approdata a rinvio a giudizio, processo e condanna di primo grado per Dell'Utri). Perché la DIA cerca quelle carte proprio alla Bpl? Perché dall'aprile 1992 la banca lodigiana, capitanata da Gian Piero Fiorani, ha inglobato (fusione per incorporazione) la Rasini. Cioè il piccolo e chiacchierato istituto creditizio milanese di Via Mercanti, a due passi dal Duomo, fondato dal banchiere Carlo Rasini in società con la famiglia siciliana Azzaretto. Lì Luigi Berlusconi, il padre di Silvio, ha trascorso tutta la sua vita professionale, entrandovi da sportellista e uscendone direttore generale. E' la banca che Michele Sindona, in un'intervista dal carcere al giornalista Nick Tosches, indicò fra quelle usate da Cosa Nostra per "lavare" i proventi dei suoi affari al Nord. La banca che a metà anni 60 concede i primi crediti e fidejussioni all'Edilnord del giovane Silvio.

I pm Antonio Ingroia e Nico Gozzo hanno spedito la Dia a Milano per ricostruire i finanziamenti alle Holding Italiana a cavallo fra gli anni 70 e 80, quando il finanziere Filippo Alberto Rapisarda, ex amico e poi accusatore di Dell'Utri, fa risalire i presunti investimenti miliardari del capo della mafia Stefano Bontate nell'avventura televisiva del Cavaliere.
Alla perentoria richiesta di vedere la carte della Rasini, l'ufficio legale della Bpl cade (o finge di cadere) dalle nuvole: "Della Rasini e dei conti Fininvest non ci risulta nulla". Ma il consulente della Procura Francesco Giuffrida, vicedirettore della Banca d'Italia a Palermo che partecipa alle perquisizioni, ha un asso nella manica. Tira fuori un estratto conto che dimostra l'esistenza di alcuni conti correnti intestati a Berlusconi o riferibili a Fininvest presso la Rasini. E si piazza nei vecchi uffici di Via Mercanti. A quel punto ai banchieri lodigiani torna improvvisamente la memoria: "Ci dev'essere un archivista in pensione che sa qualcosa". Il vecchietto puntualmente arriva e accompagna agenti e consulente all'ultimo piano della banca milanese. Apre cassetti. Estrae vecchi e polverosi dossier. Ed ecco ciò che gli inquirenti cercavano, o almeno una parte: la documentazione delle Holding Italiana. Che - lo si scopre allora - non sono 25, ma addirittura 38.

La Rasini emerge anche dalle indagini del pool di Milano sul patrimonio "parallelo" del Cavaliere: quello accantonato su 105 libretti al portatore accesi presso il Monte dei Paschi di Siena, la Banca Popolare di Abbiategrasso, la Comit e la solita Rasini. Tra il 1988 e il '95 i libretti, materialmente in possesso di Giuseppino Scabini (che amministra il patrimonio personale di Berlusconi), registrano movimentazioni per 130 miliardi in entrata e 126 in uscita. Poi entrano in vigore le norme anti-riciclaggio, e il "nero" verrà trasferito in Svizzera.
Oggi che dalle telefonate di Ricucci, Fiorani e Gnutti emerge il ruolo di Silvio Berlusconi nella scalata alla Rcs, torna alla mente quel vecchio legame affettivo e finanziario fra il Cavaliere di Arcore e il banchiere padano che custodisce gli archivi del suo passato. Entrato alla Bpl nel 1978 con un semplice diploma di ragioneria (si laureerà solo nel 1990, in Scienze politiche), Fiorani inizia la sua arrampicata gestendo due affari molto delicati: uno è la ristrutturazione del gruppo bancario in Sicilia (ingloba ben cinque banche sicule e fa della Lodi la seconda banca dell'isola, dopo il Banco di Sicilia); l'altro è appunto l'ingresso nella Rasini, prima con una partecipazione di controllo, poi con la fusione. Inglobandone il patrimonio, la clientela e gli archivi. Purtroppo gli archivi sono ampiamente incompleti. Alla fine la DIA e Giuffrida dovranno arrendersi di fronte alla "anomalia" di vari finanziamenti, non riuscendo a ricostruire la provenienza di almeno 113 miliardi di lire (anni 70), una quarantina dei quali giunti addirittura "in contanti". Colpa -diranno i pm al processo Dell'Utri- della condotta "poco collaborativa" della Bpl. Ma anche dell'altra banca con cui la prima Fininvest condusse gran parte delle sue operazioni: la Bnl, tramite le fiduciarie Saf e Servizio Italia e tramite la sua banca d'affari a medio termine, Efibanca. Efibanca emerge anche negli atti del processo milanese "toghe sporche": Stefania Ariosto racconta che Cesare Previti le parlò di "fondi illimitati" a disposizione di Berlusconi presso Efibanca per corrompere giudici romani. S'è poi scoperto che Previti era consulente di Efibanca fin dagli anni 70, quando l'istituto cominciò a prestare soldi alla Fininvest per l'edilizia e poi per le tv. Mutui per un totale di 230 miliardi di lire a 8 società del Biscione che - secondo un rapporto della Guardia di Finanza - "prescindono dalla prestazione delle garanzie effettive". Insomma, troppo generosi e poco garantiti. E a chi appartiene oggi Efibanca? Anch'essa alla Bpl, che l'ha acquisita nel dicembre 1999. Come su quelli della Rasini, anche sugli archivi di Efibanca è seduto il ragionier Gian Piero Fiorani.”

martedì 29 dicembre 2009

GLI AMICI DEL RAGIONIER FIORANI



Pensiamo che solo leggendo in modo attento il passato si possa capire meglio il presente e farsi un idea sul futuro. Nei prossimi giorni pubblicheremo, a puntate, un pò di storia recente ...(2)
IdV Gualtieri

Gli amici del Ragionier Gianpiero Fiorani
di Marco Travaglio

"Le sue specialità sono lo shopping e i debiti. Fa debiti per fare shopping, e facendo shopping fa altri debiti. E’ il banchiere più rampante e chiacchierato del momento. Non solo per la scalata dell’Antonveneta, sponsorizzata dall’amico Antonio Fazio che sventola il tricolore contro i presunti “invasori” olandesi dell’Abn Amro. Ma anche per le svariate inchieste per bancarotta fraudolenta - Cirio, Parmalat, Hdc - in cui è rimasto impigliato: uno dei destinatari della tentata e sventata legge salvacrac era lui. Gianpiero Fiorani, amministratore delegato della Banca Popolare di Lodi, è l’emblema della nuova finanza italiana, o all’italiana. Quella che pontifica di mercato e concorrenza, ma poi si rifugia sotto il paracqua della politica e delle parrocchie. In pochi anni s’è gonfiato come la rana della fiaba. E c’è chi giura che sia lì lì per scoppiare. Che la crescita tumultuosa di Bpl (attivi sestuplicati in 7 anni) sia costruita sulla sabbia. E che, se l’affare Antonveneta finisse male, i nodi verrebbero al pettine. A cominciare dalla montagna di debiti che qualcuno calcola in 9.4 miliardi (1.1 volte i depositi dei clienti).
Il ragionier Fiorani, da poco diplomato, entra in banca nel 1978. E’ cattolico, ma soprattutto democristiano. Infatti è un DC doc, il patron della Popolare di Lodi Carlo Cantamessi, ad aprirgli le porte della banca e a promuoverlo direttore di filiale. La laurea in Scienze Politiche Fiorani la prenderà solo a fine anni 90. Intanto fa carriera gestendo un bel po’ di dossier ad alto rischio: ristruttura il gruppo in Sicilia (dove ha inglobato ben cinque banche), entra nella Banca Rasini (che poi si fonderà con Bpl), acquista la Mercantile dal gruppo Fondiaria. Essendo una banca popolare, la Lodi dovrebbe rispettare rigidi limiti al possesso azionario. Ma il Ragioniere li aggira comprandosi l’Iccri, Istituto Centrale Casse di Risparmio, ribattezzato Banca federale europea e poi Reti bancarie. E’ tramite la nuova holding che Fiorani avvia lo shopping, finanziato con un tourbillon di aumenti di capitale. Compra piccole banche decotte, le risana, le rilancia. Intanto Bpl ingrassa: oggi è fra i primi 10 istituti d’Italia. E nel ’97, quando muore Angelo Mazza, l’ultimo patron della Bpl, Fiorani diventa un uomo solo al comando.

Il primo stop arriva con la scalata della Popolare di Crema, un capolavoro di non trasparenza: tutto in Svizzera, a colpi di società off-shore. Arrivano gl’ispettori della Consob di Luigi Spaventa, i giudici indagano per falso in bilancio e uso di informazioni riservate. Ma finisce tutto in archivio, salvo una modesta oblazione. Ormai Fiorani è sotto l’ala protettiva di Antonio Fazio, il cattolicissimo governatore di Bankitalia che nel 1991, nel 1999 e nel 2001 gli ha mandato gl’ispettori. Il Ragioniere diventa amico della moglie e offre uno stage alla Bpl al figlio e al genero del governatore. In più si guadagna l’eterna gratitudine di Santa Madre Chiesa firmando un accordo con la Cei di Ruini per sponsorizzarne le iniziative culturali e finanziare la ristrutturazione delle parrocchie.

Col Cavaliere, tutto liscio: il papà Luigi Berlusconi lavorò per una vita nella Rasini, indicata da Sindona come la banca del riciclaggio della mafia a Milano, poi assorbita dalla Bpl che custodisce le carte di tutte le operazioni riservate; Ennio Doris di Mediolanum è un ottimo alleato di Bpl; e Paolo Berlusconi ha avuto da Bpl i 50 miliardi di lire necessari per evitare il carcere nel processo per la discarica di Cerro. Ma la Lega Nord non ama la finanza cattolica: minaccia di votare per il mandato a termine di Fazio. Il Ragioniere provvede subito: salva la banca padana Credieuronord dal crac che rischia di trascinare in tribunale un bel po’ di papaveri leghisti e sul marciapiede tremila azionisti in camicia verde. Da quel momento la Padania comincia a elogiare il Governatore. Che conserva la poltrona.

Poi c’è la sinistra: anche lì, ottimi sponsor. Nell’arrampicata dell’Antonveneta, Fiorani ha due sherpa d’eccezione: la Hopa di Chicco Gnutti, già “capitano coraggioso” di D’Alema nell’affare Telecom; e l’Unipol di Giovanni Consorte, la potentissima assicurazione delle coop. Tutti soci di Bpl, insieme a Barilla, Colaninno, Emilio Riva (quello degli acciai) e i palazzinari romani al seguito di Stefano Ricucci. Ma la banca padovana è un boccone troppo appetitoso per non portare inimicizie: il Ragioniere si gioca i rapporti con Cesare Geronzi di Capitalia, l’altro pupillo di Fazio; e incontra sulla sua strada un osso duro come Guido Rossi, consulente degli olandesi. Che denunciano Bpl alla Procura di Milano. L’ennesimo guaio giudiziario. Ma il Ragioniere è abituato. Già qualche anno fa, diceva di sè: “Non finirò all’inferno, ma mille anni in Purgatorio sono probabili”. E lui, anche nell’Aldilà, ha le sue brave aderenze."

lunedì 28 dicembre 2009

LA BANCA RASINI



Pensiamo che solo leggendo in modo attento il passato si possa capire meglio il presente e farsi un idea sul futuro. Continueremo a pubblicare un pò di storia recente ...(1)
IdV Gualtieri

La Banca Rasini era una piccola banca milanese, nata negli anni '50 ed inglobata nella Banca Popolare di Lodi nel 1992. Il motivo principale della sua fama è che tra i suoi clienti principali si annoveravano i criminali Pippo Calò, Totò Riina, Bernardo Provenzano (al tempo, uomini guida della Mafia) e l'imprenditore e uomo politico Silvio Berlusconi, il cui padre Luigi Berlusconi ivi lavorava come funzionario. Le dichiarazioni di Michele Sindona sulla Banca Rasini la fanno citare più volte da Nick Tosches, un giornalista del New York Times, nel suo libro I misteri di Sindona, e l'hanno resa nota tra gli studiosi internazionali che si occupano della storia della Mafia italiana.
STORIA
La "Banca Rasini Sas di Rasini, Ressi & C." viene fondata all'inizio degli anni '50 dai milanesi Carlo Rasini, Gian Angelo Rasini, Enrico Ressi, Giovanni Locatelli, Angela Maria Rivolta e Giuseppe Azzaretto. Il capitale iniziale è di 100 milioni di lire. Sin dalle sue origini la banca è un punto di incontro di capitali lombardi (principalmente quelli della nobile famiglia milanese dei Rasini, proprietaria del feudo di Buccinasco) e palermitani (quelli provenienti da Giuseppe Azzaretto, uomo di fiducia di Giulio Andreotti in Sicilia). [1]
Nel 1970 Dario Azzaretto, figlio di Giuseppe, diviene socio della banca. Sempre nel 1970, il procuratore della banca Luigi Berlusconi (padre di Silvio Berlusconi) ratifica un'operazione destinata ad avere un peso nella storia della Rasini: la banca acquisisce una quota della Brittener Anstalt, una società di Nassau legata alla Cisalpina Overseas Nassau Bank, nel cui consiglio d'amministrazione figurano nomi destinati a divenire famosi, come Roberto Calvi, Licio Gelli, Michele Sindona e monsignor Paul Marcinkus.
Nel 1973 la Banca Rasini diviene una S.p.a., ed il controllo passa dai Rasini agli Azzaretto. Il Consiglio di Amministrazione della Banca Rasini S.p.a. è costituito da Dario e Giuseppe Azzaretto, Mario Ungaro (avvocato romano e noto amico di Michele Sindona e Giulio Andreotti), Rosolino Baldani e Carlo Rasini.[2]
Ma nel 1974, nonostante l'ottima situazione finanziaria della Banca Rasini (che nell'ultimo anno aveva guadagnato oltre un quarto del suo capitale), Carlo Rasini lascia la banca fondata dalla sua famiglia, dimettendosi anche dal ruolo di consigliere. Secondo gli analisti, le ragioni delle dimissioni di Carlo Rasini sono da cercarsi nella sua mancanza di fiducia verso il resto del Consiglio di Amministrazione, e degli Azzaretto in particolare.
Sempre nel 1974, Antonio Vecchione diviene Direttore Generale, ed in soli dieci anni il valore della banca esplode, passando dal miliardo di lire nel 1974 al valore stimato di circa 40 miliardi di lire nel 1984.
Il 15 febbraio 1983 la Banca Rasini sale agli onori della cronaca, per via dell'"Operazione San Valentino". La polizia milanese effettua una retata contro gli esponenti di Cosa Nostra a Milano, e tra gli arrestati figurano numerosi clienti della Banca Rasini, tra cui Luigi Monti, Antonio Virgilio e Robertino Enea. Si scopre che tra i correntisti miliardari della Rasini vi sono Totò Riina e Bernardo Provenzano. Anche il direttore Vecchione e parte dei vertici della banca vengono processati e condannati, in quanto emerge il ruolo della Banca Rasini come strumento per il riciclaggio dei soldi della criminalità organizzata.
Dopo il 1983, Giuseppe Azzaretto cede la banca a Nino Rovelli. Nino Rovelli è un imprenditore (noto soprattutto per la vicenda Imi-Sir) e non ha esperienza nel settore bancario. Nelle inchieste tuttora in corso sulla Banca Rasini, Nino Rovelli è spesso considerato un uomo che ha coperto la vera dirigenza della banca fino al 1992. Tuttavia, non esistono evidenze al riguardo, né ipotesi sui nomi dei veri amministratori della Banca.
Nel 1992 la Banca Rasini viene inglobata nella Banca Popolare di Lodi, ma è solo nel 1998 che la Procura di Palermo mette sotto sequestro tutti gli archivi della banca. I giudici di Palermo, anche a seguito delle rivelazioni di Michele Sindona (intervista del 1985 ad un giornalista americano, Nick Tosches) e di altri "pentiti", indicano la stessa banca Rasini come coinvolta nel riciclaggio di denaro di provenienza mafiosa. Tra i correntisti della banca figurava anche Vittorio Mangano, il mafioso che lavorò come fattore nella villa di Silvio Berlusconi dal 1973 al 1975.
LEGAMI CON LA MAFIA
La Banca Rasini deve la sua fama tra gli studiosi della storia d'Italia soprattutto alle dichiarazioni di Michele Sindona del 1984. Quando il giornalista del New York Times, Nick Tosches, chiese a Sindona (poco prima della misteriosa morte di quest'ultimo): «Quali sono le banche usate dalla mafia?». Sindona rispose: «In Sicilia il Banco di Sicilia, a volte. A Milano una piccola banca in Piazza dei Mercanti». In effetti, le indagini successive alla retata dell'Operazione San Valentino dimostrarono ampiamente il ruolo della Banca Rasini nel riciclaggio dei soldi della mafia, ed i contatti dell'istituto coi più alti vertici mafiosi. Il Commissario di Polizia Calogero Germanà ha ipotizzato che l'istituto, al pari della Banca Sicula di Trapani, fosse uno dei centri per il riciclaggio del denaro sporco di Cosa Nostra.
LEGAMI CON LA FAMIGLIA BERLUSCONI
Tra i personaggi famosi con cui la Banca Rasini ebbe dei legami va citato l'imprenditore e uomo politico Silvio Berlusconi. Il padre di Silvio Berlusconi, Luigi Berlusconi fu prima un impiegato alla Rasini, quindi procuratore con diritto di firma, ed infine assunse un ruolo direttivo all'interno della stessa[3]. La Banca Rasini, e Carlo Rasini in particolare, furono i primi finanziatori di Silvio Berlusconi all'inizio della sua carriera imprenditoriale. Silvio e suo fratello Paolo Berlusconi avevano un conto corrente alla Rasini, così come numerose società svizzere che possedevano parte della Edilnord, la prima compagnia edile con cui Silvio Berlusconi iniziò a costruire la sua fortuna.
La Banca Rasini risulta anche nella lista di banche ed istituti di credito che gestirono il passaggio dei finanziamenti di 113 miliardi di lire (equivalenti ad oltre 300 milioni di euro nel 2006) che ricevette la Fininvest, il gruppo finanziario e televisivo di Berlusconi, tra il 1978 ed il 1983.
Il giornale inglese The Economist cita ripetutamente la Banca Rasini nel suo noto reportage su Silvio Berlusconi[4], sottolineando come, ad avviso dei recensori del reportage, Berlusconi abbia effettuato transazioni illecite per mezzo della banca. È stato infatti accertato che Silvio Berlusconi ha registrato presso la banca ventitré holding come negozi di parrucchiere ed estetista. Anche per fare chiarezza su questi fatti nel 1998 l'archivio della banca è stato messo sotto sequestro.

(Contributo tratto da Wikipedia)

giovedì 24 dicembre 2009

BUON NATALE (anche a chi soffre).


Domani è Natale, un giorno importante per coloro che credono nei valori della cristianità. Ma anche chi proprio non si riconosce in certi valori, si adegua.

Segno importante.
Il messaggio di PACE che ci arriva dal Natale è condiviso.

Tutto può cambiare; ognuno di noi può cambiare.


Che questo Natale aiuti chi, senza ritegno , continua a mostrare "la pagliuzza nell'occhio del fratello" a vedere e a togliere prima la trave dal proprio occhio.

Che questo Natale aiuti tutti coloro che ricoprono incarichi di guida e di Governo, che per egoismo o cecità non vedono le sofferenze del MONDO che ci circonda, a vedere e a riflettere per poi cambiare.

Noi lo speriamo.

UN BUON NATALE, SERENO E RIFLESSIVO, A TUTTI !


IdV Gualtieri

venerdì 18 dicembre 2009

I MAESTRI D'ODIO IN CAMICIA VERDE


Dal Blog dell'On. Donadi.

"Si parla molto in questi giorni di clima d’odio e della necessità di riportare la politica sui binari della ragionevolezza e della pacatezza. A furia di occuparci di Berlusconi, indubbiamente un serio problema per la democrazia, abbiamo tutti dimenticato le gravi responsabilità della Lega che, negli ultimi quindici anni, ha avvelenato i pozzi, ha seminato odio e razzismo nel terreno fertile della paura.

Dalle famigerate cacce al terrone
dei primi anni novanta, all’indipendenza della padania, fino ad arrivare all’odierna rimozione del prefetto di Venezia ad opera del ministro Maroni, macchiatosi del grave delitto di non essersi opposto all’insediamento di 38 famiglie rom, quello della Lega è un excursus bestiale.

Prima erano solo parole feroci. Ora sono fatti, azioni bestiali. Oggi è razzismo e xenofobia. Nel 1994, Bossi diceva che la vita di un magistrato non valeva 300 lire, ovvero, il costo di una pallottola. Nel 1997, spiegava agli italiani cosa amasse farne del tricolore. Contro Roma ladrona invocava i fucili. Sugli immigrati, dicevano che dovevano andare a pisciare nelle loro moschee.

La Lega ha seminato in quindici lunghi e pazienti anni. E dopo la semina sono arrivati i frutti, mostruosi però. Come quello del consigliere comunale Bettio che, contro i negri, ha invocato il metodo delle Ss, ovvero, punirne dieci per ogni torto fatto ad un italiano. Come quello dell’europarlamentare Salvini che ha proposto le carrozze della metropolitana per soli milanesi. Come quello dei deputati della Lega che hanno proposto di togliere la cassa integrazione agli immigrati, a dispetto del fatto che sono cittadini italiani e che pagano le tasse. Come quello del White Cristhmas dell’assessore leghista Abiendi di Coccaglio, in provincia di Brescia, l’invito ai cittadini a denunciare tutti gli extracomunitari presenti al fine di scovare eventuali clandestini e dar vita ad una maxi retata natalizia. Come i continui richiami ai valori del cattolicesimo, in maniera strumentale e becera, come facevano i nazisti al grido “Dio è con noi”.

Per arrivare a quanto sta succedendo a Cologne, paesino della bassa bresciana, raccontato ieri ad Annozero, dove si è vietato alla comunità musulmana di pregare nella moschea. Non importa che siano cittadini italiani da decenni, onesti e lavoratori e che pagano le tasse. Siamo all’odio razziale.Di fronte a tutto questo, ognuno deve fare la sua parte di autocritica. Noi dell’opposizione che, troppo tolleranti, abbiamo occhieggiato più volte alla Lega. Ma soprattutto la maggioranza che, totalmente presa ed assorbita dai problemi giudiziari del premier, ha delegato ad essa la politica sulla sicurezza e sull’immigrazione. Ma la Lega non è la risposta a tali questioni, è semmai il sintomo grave della tensione sociale provocata da un problema epocale e mondiale come quello dell’immigrazione.

La Lega sa declinare la sicurezza e l’immigrazione solo in termini di xenofobia. Finché non si capirà questo non si farà un passo in avanti. Solo drammatici passi indietro."

giovedì 17 dicembre 2009

PROVE TECNICHE DI REGIME


Dal Blog dell'On. Donadi

"La puntata di ieri de “La vita in diretta” è la riprova che siamo al regime mediatico. Dopo i tg, anche i contenitori televisivi pomeridiani diventano il luogo dove si cancella la realtà, si distorcono i fatti e si mette il bavaglio all’opposizione. Stanno progressivamente cancellando la voce dell’opposizione e lo fanno con una tecnica sopraffina. Ieri, però, il sottoscritto ha rotto il giochino nelle mani di questi signori, lasciandoli a becco asciutto.

Non mi mancavano certo gli argomenti per controbattere parola per parola alle fandonie sparate a raffica da giornalisti ospiti insieme a me della trasmissione. Ma ci sono momenti in cui il silenzio ed i gesti sono più eloquenti di mille parole.

Vi spiego.Lunedì pomeriggio “La vita in diretta” ha messo in scena un vero e proprio processo mediatico a Italia dei Valori.

Tutti gli ospiti presenti, oltre al solito Capezzone, ormai parodia di se stesso, alcuni giornalisti, hanno per più di un’ora insultato, strumentalizzato, mentito, ribaltato le nostre posizioni pur di farci apparire agli occhi dei telespettatori istigatori d’odio. Ovviamente, non era stato invitato nessun rappresentante di Italia dei Valori a difendere e spiegare le proprie ragioni.

Ieri, dunque, sarebbe dovuta andare in scena la puntata riparatrice, ma si capiva, sin dalle prime battute, che quelli che avevo accanto non erano ospiti di un normale ed equilibrato parterre televisivo: era stato messo su “ad arte” un vero e proprio plotone di esecuzione, i cui più fieri componenti erano due sedicenti ed illustri giornalisti, Pierluigi Diaco e Maria Giovanna Maglie.Del primo, si ricordano i successivi molteplici, affannati e, qualche volta, sghangherati tentativi di ritagliarsi uno spazio da “grande” giornalista. L’ambizione a diventare bravo come Travaglio ci è parsa tanta, la rabbia pure. Per il talento, attendiamo con ansia. Per ora, rimangono a memoria dell’umanità più i litigi in tv di cui si è reso protagonista che gli articoli a sua firma pubblicati sul quotidiano Clandestino, edito da Mondadori (!) e di cui è vicedirettore e che probabilmente vanta il più basso numero di lettori in Italia.Della seconda, Maria Giovanna Maglie, si ricordano i conti milionari dal visagista quando era corrispondente del Tg2 dall’America, le fatture false per decine di migliaia di dollari rimessi alla Rai e intestati a società inesistenti, ricevute per compensare collaboratori fasulli e gente in pensione, insomma, le carte truccate per coprire spese ingiustificabili che le costarono il posto in Rai. Non lo dico io ma un articolo di Concita De Gregorio (link) oggi direttore de L’Unità ed allora cronista de la Repubblica. E poi c’erano altri giornalisti, quelli che, in teoria, avrebbero dovuto equilibrare la presenza di tali illustri firme ma che, nei fatti, ogni giorno scrivono e massacrano Italia dei Valori dalle colonne dei giornali per i quali scrivono.Lascio a voi ogni giudizio.

A me rimane una certezza, quella di aver ascoltato insulti, rabbia e disprezzo, urlati probabilmente per acquisire credenziali agli occhi dell’onnipotente patron di Mediaset, alias, il presidente del Consiglio. Ma il sottoscritto gli ha riservato una piccola sorpresa. Si è alzato e se ne è andato, rompendogli il giochino.

Loro sono rimasti li, a continuare ad urlare il loro livore e le loro menzogne.

Io sono tornato in Parlamento a lavorare per cercare di contribuire a risollevare le sorti di questo Paese e a contrastare l’azione sbagliata di questo Governo e di questa maggioranza."

martedì 15 dicembre 2009

ORA CI VOGLIONO ZITTIRE.

L'episodio di violenza che ha visto vittima il Premier Berlusconi ha originato uno sciacallaggio mediatico da parte dei "soliti noti" del PDL.

Cicchitto, Capezzone & Company invece di abbassare i toni, come saggiamente indicato dal Presidente Napolitano, hanno lanciato i loro strali contro l'On. Di Pietro e l'Italia dei Valori.

Secondo questi campioni di "serietà, saggezza e pacatezza", l'On. Di Pietro e l'IdV sarebbero colpevoli di avere avvelenato il clima politico ed avere provocato il gesto sconsiderato del sig.Tartaglia.

La vera colpa dell'On Di Pietro e dell'IdV è quella di essere un ostacolo duro, ma democratico, per un Governo che mostra di essere insofferente al Parlamento e alle regole della Costituzione.

Anche oggi il Presidente della Camera ha definito "deprecabile" l'ennesima questione di fiducia posta dalla maggioranza sulla manovra Finanziaria. Come si può dialogare con chi nei fatti non ha nessuna intenzione di dialogare?

Gli italiani si aspettano che il Governo affronti i tanti problemi che oggi li preoccupano, a partire dal lavoro che manca. Questa Maggioranza è stata eletta per governare nell'interesse di tutto il POPOLO ITALIANO. Occorre rispettare il POPOLO ITALIANO, il Presidente della Repubblica, i Giudici e soprattutto è necessario riconoscere e riconoscersi nei valori della COSTITUZIONE ITALIANA.

Finchè ci sarà qualcuno che mette in discussione i principi della COSTITUZIONE non staremo zitti.

IdV Gualtieri

lunedì 14 dicembre 2009

NO ALLA VIOLENZA! SOLIDARIETA' AL PREMIER

La VIOLENZA è un atto da CONDANNARE senza esitazioni e senza distingui.

Al Capo del Governo và la nostra solidarietà e l'augurio di una pronta guarigione.

Questo spiacevole episodio deve fare riflettere tutti coloro che ricoporono ruoli di primo piano nelle istituzioni e fuori dalle istituzioni.

Occorre abbassare i TONI dello scontro POLITICO e ricondurre la vita democratica nel rispetto e nei VALORI della COSTITUZIONE ITALIANA.

Idv Gualtieri

domenica 13 dicembre 2009

Ora c'è da avere paura ...

Il non volere riconoscere super partes, per propria convenienza, le Istituzioni di Garanzia dello Stato non può portare a nulla di buono. Ora più di prima c'è da preoccuparsi seriamente.
Oggi le persone ragionevoli all'interno del PDL dovrebbero prendere le distanze da questo personaggio che ha a cuore, come sempre, solo i propri interessi. FINI è l'unico politico all'interno del PDL che ha preso le distanze da questo modo osceno e folle di far politica. FINI è anche l'unico POLITICO di valore, che brilla di luce propria, all'interno del PDL. Gli altri personaggi di primo piano dello schieramento PDL, che quotidianamente appaiono nei vari programmi televisivi difendendo a prescindere le posizioni di Berlusconi, sono solo dei fantocci al servizio del Capo.

Scandaloso il SILENZIO/ASSENSO della LEGA; un tempo non lontano BOSSI definiva BERLUSCONI mafioso.
Ora cosa è cambiato ? ...
IdV Gualtieri


Pubblichiamo un contributo dell'On. Donadi che condividiamo in toto.


"La lucida follia di Berlusconi" di Massimo Donadi
"Silvio Berlusconi è fuori di sé, ormai straparla. Le frasi pronunciate ieri a Bonn sono un attacco di una violenza inaudita ai maggiori organi di garanzia del Paese, Quirinale, Corte Costituzionale e Csm. A nulla valgono le giustificazioni avanzate dai suoi. Tentare di sminuire le affermazioni del premier, sostenendo che le ha pronunciate non in un contesto ufficiale ma durante una riunione di partito, è patetica e fa ridere.Ma sarebbe un errore ridurre lo spettacolo messo in scena ieri dal premier ad una macchietta da avanspettacolo. Così come sarebbe riduttivo derubricare le sue esternazioni a quelle di un pazzo.

Quella del presidente del Consiglio è una lucida follia che nasconde un piano preciso: andare ad elezioni anticipate per un nuovo plebiscito su di sé.Silvio Berlusconi è sempre più solo, si sente assediato, abbandonato dal suo alleato Fini, ricattato dalla Lega. I suoi onorevoli-avvocati annaspano, ormai da troppo tempo, alla ricerca di una soluzione per tirarlo fuori dai suoi enormi guai giudiziari. E’ ad un passo dalla galera, sente l’orologio giudiziario che avanza, ha paura perché sa che tutti i lodi, lodini e ddl brevi del mondo stavolta non lo salveranno.Ed è qui che scatta il disegno folle di Silvio Berlusconi. Di fronte ai suoi problemi, che stanno immobilizzando l’attività di governo ormai da tempo immemorabile, invece di pensare al bene del Paese, così come qualunque uomo di Stato penserebbe primariamente a fare, sparge veleno e trascina nel fango le istituzioni. Più fango pensa gli venga buttato addosso, più lui trascina il Paese e le istituzioni verso il baratro.

Nutre ormai un fastidio profondo ed incontrollato per il Parlamento, quel luogo dove per lui si perde tempo ad esercitare la democrazia. Lancia strali contro la prima carica dello Stato, il presidente della Repubblica, invitandolo ad occuparsi delle toghe comuniste che sono comuniste perché lui è comunista e comunisti erano pure i tre presidenti prima di lui.

Questo è il vero comportamento criminale di Silvio Berlusconi che non è certo uno statista e mostra, se mai ce ne fosse bisogno, totale disprezzo per il bene del Paese e degli italiani. Berlusconi sta mettendo a rischio la pace sociale e sta massacrando le istituzioni. Invece di occuparsi della crisi economica che sta mettendo in ginocchio le imprese e impoverendo famiglie e lavoratori, costringe il Parlamento ad occuparsi delle sue vicende e dei suoi interessi personali.

Vuole cambiare la Costituzione ed è disposto a garantire l'impunità a migliaia e migliaia di criminali solo per sfuggire ai suoi processi. L'Italia non può permettersi di rimanere in balia di quest'uomo che, per salvare se stesso, sta sfasciando lo Stato. L’Italia merita qualcosa di meglio."

sabato 5 dicembre 2009

OGGI A ROMA IL NO B-DAY





Oggi a Roma la manifestazione organizzata dal Popolo della Rete a cui l'Italia dei Valori ha aderito. La manifestazione si propone di evidenziare in modo tangibile che BERLUSCONI non è gradito come PRESIDENTE DEL CONSIGLIO.


Primo, perchè non è certamente quello che si dice un BUON ESEMPIO per gli italiani o almeno per coloro che credono nei valori della COSTITUZIONE.

Secondo, perchè come CAPO DEL GOVERNO se ne frega delle difficoltà degli italiani che non hanno la fortuna di avere conti correnti floridi.

Il lavoro che manca per LUI non è un problema; da sempre la GIUSTIZIA è uno dei suoi problemi, ed infatti il GOVERNO, in questi giorni, è impegnato a trovare il modo per risolvere un SUO problema.

Pensiamo che un GOVERNO SERIO debba avere come obiettivo principale gli interessi degli ITALIANI; di TUTTI gli ITALIANI.

Cari GOVERNANTI se avete ancora, da qualche parte, un briciolo di MORALITA' potete cambiare questo cattivo andazzo; potreste tenere un po di più in considerazione il "vostro" Gianfranco FINI, uomo sicuramente diverso da BERLUSCONI.

Altrimenti vi resta un altra alternativa: DIMETTETEVI.

IdV Gualtieri

martedì 17 novembre 2009

L'ACQUA E' UN BENE PUBBLICO...O NO?


Ogni giorno c'è qualcuno che si sveglia con il proposito di fregare il prossimo. La cosa che non riusciamo a spiegarci è perchè a volere fregare noi italiani siano coloro che ci dovrebbero tutelare: i nostri governanti.
Recentemente l'hanno fatto con la vendita di Alitalia, dove i costi sono rimasti a carico della collettività, mentre gli introiti sono tutti a favore degli "amici" del Premier.

In ottobre si sono inventati "lo Scudo fiscale" per favorire coloro che hanno esportato in maniera illegale capitali all'estero, proponendogli come contropartita il pagamento di un irrisorio contributo (max 5%); penalizzando e beffando ancora una volta gli italiani onesti (fessi?).

Oggi stanno tentando di privatizzare l'acqua pubblica. La rete idrica con i relativi costi di manutenzione rimarrebbe pubblica, quindi a carico di tutti noi, mentre l'acqua sarà data in gestione ai "soliti amici" del Premier.

Capiamo che non tutti gli italiani sono dotati di intelligenza sopraffina, ma un minimo di rispetto lo meritano.

Cari governanti
perchè considerate gli italiani fessi? Solo perchè alle ultime elezioni politiche circa 18 milioni di elettori hanno votato per voi?
Questo vi autorizza a governare per salvaguardare solo i vostri interessi e quelli dei vostri "amici"?

Cari governanti l'acqua è un bene pubblico che deve restare tale.
Vi ricordo che gli italiani sono cira 60 milioni e non tutti sono d'accordo con voi, e anche quelli che vi hanno concesso fiducia potrebbero "svegliarsi".

IdV Gualtieri

sabato 14 novembre 2009

NON SARA UN ALTRA "PORCATA"? ...


Sembra proprio di si. Stavolta scritta a quattro mani; il ddl sul processo breve e' stato presentato dal gruppo Pdl e sottoscritto dalla Lega al Senato. Firmatari Gasparri e Quagliariello. Il ddl, composto da 3 articoli, prevede, tra l'altro, la prescrizione dei processi in corso in primo grado per i reati ''inferiori nel massimo ai dieci anni di reclusione'' se sono trascorsi piu' di due anni a partire dalla richiesta di rinvio a giudizio del pubblico ministero senza che sia stata emessa la sentenza. Il provvedimento entra in vigore il giorno dopo alla pubblicazione in Gazzetta ufficiale.

Riportiamo alcuni commenti autorevoli
Baldassarre"Incostituzionale" e "imbarazzante": così il presidente emerito della Consulta Antonio Baldassarre, considerato vicino al centro destra, giudica il ddl sul processo breve. E spiega ,dicendosi "desolato innanzitutto come cittadino", che il provvedimento viola il principio di uguaglianza soprattutto perché si applica a "reati gravissimi, come quelli di corruzione e concussione" mentre tra quelli esclusi ce ne sono alcuni "lievi". "Non è una cosa seria,visto che stiamo parlando di leggi e non di regali".
ANM: ddl devastante, dubbi di costituzionalità - Una riforma con "effetti devastanti sul funzionamento della giustizia penale in Italia": così l'Associazione nazionale magistrati giudica il ddl sul processo breve. E parla di "inevitabile prescrizione per reati gravi", esprimendo "forti dubbi di costituzionalità". La lettura del disegno di legge sul "processo breve" "conferma e aggrava le forti perplessità già espresse ieri dall'Anm nell'incontro con la Consulta per la giustizia del Pdl", affermano in una nota il presidente Luca Palamara e il segretario Giuseppe Cascini. E spiegano: "gli unici processi che potranno essere portati a termine saranno quelli nei confronti dei recidivi e quelli relativi ai fatti indicati in un elenco di eccezioni, che pone forti dubbi di costituzionalità. E' impensabile, infatti, che il processo per una truffa di milioni di euro nei confronti dell'imputato incensurato si estingua, mentre debba proseguire il processo per una truffa da pochi euro, commessa da una persona già condannata, magari anni prima, per altro reato". "Saranno invece destinati a inevitabile prescrizione - avvertono - tutti i processi per reati gravi, quali abuso d'ufficio, corruzione semplice e in atti giudiziari, rivelazione di segreti d'ufficio, truffa semplice o aggravata, frodi comunitarie, frodi fiscali, falsi in bilancio, bancarotta preferenziale, intercettazioni illecite, reati informatici, ricettazione, vendita di prodotti con marchi contraffatti; traffico di rifiuti, vendita di prodotti in violazione del diritto d'autore, sfruttamento della prostituzione, violenza privata, falsificazione di documenti pubblici, calunnia e falsa testimonianza, lesioni personali, omicidio colposo per colpa medica, maltrattamenti in famiglia, incendio, aborto clandestino". Per tutti questi reati "sarà impossibile arrivare a una sentenza di primo grado entro due anni dalla richiesta di rinvio a giudizio, quindi sarà sempre impossibile accertare i fatti. Più che di una amnistia, si tratta di una sostanziale depenalizzazione di fatti di rilevante e oggettiva gravità". "Truffatori di professione, evasori fiscali, ricettatori, corrotti e pubblici amministratori infedeli che non abbiano già riportato una condanna, avranno la certezza dell'impunità" sottolineano ancora Palamara e Cascini, che poi puntano l'indice anche contro la norma transitoria che estende ai processi in corso l'applicazione delle nuove disposizioni. "E' destinata a determinare - dicono - l'immediata estinzione di decine di migliaia di processi, anche per fatti gravi. Per limitarci a qualche esempio, la legge provocherà l'immediata estinzione di gran parte dei reati nei processi per i crac Cirio e Parmalat, per le scalate alle banche Antonveneta e Bnl, per corruzione nel processo Eni-Power.
Bongiorno : stupita per reati immigrazione - "Suscita un certo stupore la scelta di includere nell'elenco dei reati di grave allarme sociale, come quelli di mafia e terrorismo, l'immigrazione clandestina che è una semplice contravvenzione peraltro punita con una banale ammenda". Lo ha detto all'ANSA il presidente della commissione Giustizia della Camera Giulia Bongiorno a proposito del ddl sul 'processo breve' appena presentato al Senato da Pdl e Lega.

Una riflessione: possibile che per salvare un individuo, non esemplare dal punto di vista della correttezza, si debba creare un macello legislativo rischiando di avere un Paese dove tutti si sentiranno autorizzati a essere scorretti?

IdV Gualtieri

lunedì 9 novembre 2009

La verità non è il suo forte!

Riprendiamo dal Blog del nostro On. Donadi un interessante contributo.







"L’Italia è diventata il paese delle favole. Dove un popolo di videodipendenti vive, cornuto e mazziato ma felice, grazie alle dosi industriali di valium via etere che il grande tele imbonitore quotidianamente sparge a piene mani.

Le ultime due telecazzate a giornali e tv unificati ce le hanno raccontate:
A) una a proposito della crescita del “superindice Ocse”, cresciuto in Italia più che in altri paesi europei e che, secondo l’informazione di regime, starebbe addirittura a significare che l’Italia diventerà una specie di locomotiva dell’economia mondiale.
B) l’altra riguarda il presunto sorpasso da parte dell’economia italiana di quella inglese, che ci avrebbe fatto diventare la sesta potenza economica mondiale.

Tutte balle, buone nemmeno per farci l’albero di Natale
.
Cominciamo dalla prima.
Il superindice Ocse serve soltanto a cercare di prevedere, con sei mesi di anticipo, le possibilità di svolta del ciclo economico, non a misurarne l’intensità.
Va quindi chiarito, innanzitutto, che questa è solo una previsione, e come tale può verificarsi oppure no e, soprattutto, ciò che questo ormai famoso superindice ci può dire nel caso specifico, è che ci sono ragionevoli probabilità che l’Italia, nella primavera del 2010, cominci ad intravvedere la luce alla termine del tunnel e, cioè, la fine della recessione, ma non ci può dire nulla su quanto la ripresa ci sarà e se sarà maggiore o minore di quella degli altri paesi. L’unico istituto che ha fatto previsioni su questo aspetto è il Fondo Monetario Internazionale, il quale ha previsto che l’Italia uscirà dalla crisi più tardi e più lentamente degli altri paesi e pagando un prezzo più alto, in quanto, in questo anno e mezzo, il governo italiano non ha adottato misure di sostegno della domanda né ha avviato le riforme di sistema di cui il paese ha bisogno.
Le uniche certezze che oggi abbiamo, quindi, sono quelle di un Pil caduto nei primi sei mesi di quest’anno del 6 per cento e di un’economia che, negli ultimi dodici mesi ha perso il 25 per cento della produzione industriale. Quanto, poi, al presunto sorpasso del Regno Unito, va osservato che si tratta soltanto di un’illusione ottica, dovuta al fatto che negli ultimi mesi la sterlina ha perso un quarto del suo valore sull’euro. Tanto è vero che la classifica del Fondo Monetario Internazionale, che è stilata in base al potere di acquisto invariato tra le valute, piazza l’Italia al decimo posto e l’Inghilterra al settimo, con un Pil superiore al nostro del 20 per cento. Ma se si guarda al reddito pro capite è peggio che andar di notte. L’Italia scivola al ventisettesimo posto, superata persino dalla Grecia. La verità che ci consegnano questi dati è di un paese impoverito, con centinaia di migliaia di disoccupati, con quasi un milione di aziende sull’orlo del fallimento. E in tutto questo Berlusconi è un po’ come Nerone: mentre Roma brucia, lui suona la lira." ...

venerdì 6 novembre 2009

A chi da fastidio il CROCIFISSO?


Pubblichiamo un contributo del capogruppo IdV alla Camera, On. Massimo Donadi, riguardante la sentenza emessa dalla Corte di Giustizia Europea in merito alla presenza del CROCIFISSO nelle aule pubbliche:

"Intervengo, anche se tardivamente, sulla questione della sentenza della Corte di Giustizia Europea, che ha sancito il divieto di esporre crocifissi nelle scuole pubbliche. In questi ultimi giorni, infatti, ho letto due cose che mi hanno fatto trasalire, per opposte motivazioni.


La prima è la frase chiave contenuta nella motivazione della sentenza della Corte di Giustizia Europea, dove si legge: “La presenza del crocefisso nelle aule scolastiche costituisce una violazione del diritto dei genitori a educare i figli secondo le loro convinzioni”.

La seconda è del cardinale Bertone che per tutta risposta asserisce: “Questa è l’Europa del terzo millennio. Ci lascia solo le zucche di Halloween”.

La mia sensazione, devo dire piuttosto istintiva, è che entrambi abbiano davvero perso il senso della misura lasciandosi trascinare in contrapposte crociate ideologiche. L’ha perso, secondo me, innanzitutto la Corte di Giustizia Europea, che ha scambiato un’istanza ideologica per una battaglia di laicità. E lo affermo proprio perché sono convinto che in un paese come il nostro, con gerarchie ecclesiastiche sempre più invadenti ed invasive rispetto alla politica e alle libertà dei cittadini, di battaglie di laicità da fare ve ne sarebbero ben altre. Tra tutte, questa mi sembra la più pretestuosa e insensata, visto che nessuno pensa di mettere il crocifisso lì dove non c’era, ma semplicemente di lasciarlo, lì dove c’è sempre stato. Sarebbe un po’ come se io andassi, che so, a vivere in Egitto e pretendessi non solo o non tanto la piena libertà di esprimere e praticare i miei convincimenti religiosi, ma che pretendessi pure di togliere i simboli dell’Islam da tutti i pubblici uffici egiziani in quanto, in quei simboli non mi ci riconosco. Sinceramente non mi passerebbe mai per la mente, né me ne sentirei turbato sapendo che è la loro cultura.
Il senso della misura però lo ha perso anche la Chiesa. Forse teme di avere sempre meno peso nella società e per questo, a mio avviso, è troppo incline, negli ultimi anni, a trasformare in veri e propri scontri di civiltà quelli che in modo del tutto normale e fisiologico sono conflitti tra la sua dottrina e quelle che sono le libere scelte di liberi stati. Per cortesia: parliamo di cose serie."

domenica 1 novembre 2009

A chi interessano i problemi del PAESE?


E' Vergognoso!
Durante l'ultima Conferenza dei Capigruppo, che è l’organismo che decide il calendario dei lavori d’aula, il Presidente Fini ha proposto che la prossima settimana non si tengano lavori d’aula adducendo motivi legati alla celebrazione delle giornate “dei morti” e dell’anniversario del 4 novembre.

Il Gruppo IdV, pur rimettendosi doverosamente alle decisioni del Presidente, ha manifestato il proprio dissenso, in considerazione del fatto che nelle ultime settimane si è lavorato assai poco.

Il Gruppo IdV ha chiesto di portare alla discussione una mozione che impegnava il Governo ad attivarsi per raddoppiare da 52 a 104 settimane la Cassa Integrazione, per detassare le tredicesime e per ridurre l’Irap per le piccole e medie imprese.

Tutti gli altri Gruppi (compresi Pd e Udc) non hanno invece sollevato alcuna obiezione e si sono dichiarati d’accordo con il Presidente Fini che dunque ha deliberato nel senso indicato. Così la Camera riprenderà i suoi lavori il 9 novembre discutendo, tra l’altro, di una proposta di legge a favore degli animali da compagnia.

L'Italia dei Valori non ha naturalmente nulla contro gli animali da compagnia, che hanno una degnissima funzione di supporto anche psicologico ai loro padroni.
Ma non è ridicolo che la Camera dei Deputati discuta dei problemi degli animali da compagnia in un momento in cui lavoratori e pensionati stanno soffrendo con le loro famiglie per una crisi, che a differenza di quanto affermano continuamente Berlusconi, Tremonti, Brunetta, Sacconi e Scajola, non è affatto superata ed ha appena iniziato a colpire la gente ?

La discussione in Parlamento avrebbe dovuto avere, semmai, la priorità su tutto. Il Governo e la maggioranza sono solo capaci di riempire giornali e telegiornali di notizie fumogene, un modo per distrarre l'opinione pubblica, ignorando i veri problemi delle persone e le gravi difficoltà in cui oggi molta gente si dibatte.

I Parlamentari dell'Italia dei Valori devolveranno in beneficenza alla Caritas l'equivalente della diaria per le settimane di lavoro che andranno perse.

domenica 18 ottobre 2009

ARROGANZA E PREPOTENZA SENZA LIMITI



Gli arroganti e i prepotenti
sono sempre pronti ad avviare, allo scopo di distruggere l'immagine di coloro che ostacolano i loro progetti, la solita campagna denigratoria.

Questa volta è toccato al Giudice Raimondo Mesiano, il quale ha il solo torto di avere emesso una sentenza non gradita all'arrogante di turno; che guarda caso da un pò di tempo in quà è sempre lo stesso.

Alle ore 10 del mattino, a "Mattino 5", una delle trasmissioni Mediaset più seguite va in onda “l’Operazione Mesiano”.
Obiettivo: distruggere la credibilità del giudice che recentemente ha condannato la FININVEST di Berlusconi a risarcire 750 milioni di euro alla CIR di De Benedetti. Registi dell’operazione un manipolo di "fidati" giornalisti al soldo del Capo. La tecnica è raffinata. Il conduttore annuncia un filmato in esclusiva. C’è un uomo che fuma una sigaretta mentre attende il turno dal barbiere. Cammina avanti e indietro, attraversa il semaforo, si siede su una panchina. Nulla di eccezionale, gesti quotidiani che appartengono a ciascuno di noi. Ma ecco che parte il killeraggio mediatico. Guardate e ascoltate il video. “Cammina avanti e indietro” viene ripetuto più e più volte. “E’ impressionante – dice la giornalista – non riesce a stare fermo”. “Fuma l’ennesima sigaretta della mattina”. Parte il primo colpo: Mesiano è un uomo nervoso, instabile, insicuro, incerto, dunque inaffidabile. E poi ancora. Indossa mocassini bianchi su calzini turchesi – dice la giornalista – come fosse un il chiaro ed inequivocabile segno di follia. Forse la normalità è andare a puttane a settant'anni suonati e farsi chiamare "Papi" da minorenni che non sono proprie figlie. Vero signora "giornalista"? Così si distrugge la dignità umana e professionale di un uomo, di un onesto servitore dello Stato. L’olio di ricino ha lasciato il posto ai più moderni pixel di una telecamera e a una vocina, che senza mostrarsi, colpisce il malcapitato di turno. Questo è fascismo.

Su questo caso ha preso posizione il Presidente del CSM, Nicola Mancino:"Bisogna rispettare un giudice che fa una sentenza. Se la sentenza non è condivisibile c'è il grado successivo di giudizio."
Anche l'ANM (Associazione Nazionale Magistrati) si è fatta sentire:"Stupefacente e vergognoso il fatto che il giudice Raimondo Mesiano, reo unicamente di aver pronunciato una condanna della Fininvest al pagamento di una somma di denaro in una controversia civile, venga spiato e inseguito dalla rete televisiva di tale gruppo mentre compie le proprie attività quotidiane, il tutto per denigrare e svilire la sua persona. Difenderemo a oltranza i valori della Costituzione."

Ovviamente anche contro Mancino e ANM è arrivato puntuale l'attacco del "FIDO" CAPEZZONE che mette in dubbio Mancino e in discussione le competenze di ANM. Ma a proposito, Capezzone non era quel brillante giovane RADICALE che non perdeva occasione per attaccare l'arroganza del POTERE? Cosa gli avrà fatto cambiare, RADICALMENTE, idea? ...

IdV Gualtieri

venerdì 16 ottobre 2009

AIUTO PER GLI AMMALATI MENTALI


Oggi vogliamo porre all'attenzione dei nostri visitatori un tema "scottante"che riteniamo debba essere affrontato senza remore; il tema riguarda le persone che soffrono di disturbi psichici.

I casi di follia sono in aumento in tutto l'Occidente, soprattutto fra i giovani, a causa della vita stressante, quasi "disumana" che conduciamo.

Alcuni psichiatri, sostengono che la 180 detta anche "legge Basaglia" dal nome del suo ispiratore, che nel 1979 cancellò i manicomi, non ha funzionato perché non è stata applicata.

Noi pensiamo che tale legge abbia dei limiti. La teoria di base della legge è che "il malato di mente è un malato come tutti gli altri". Poi nel corso degli anni ci si è accorti che non è del tutto vero. Per anni i cosiddetti "psichiatri democratici" si sono opposti alla creazione di strutture permanenti ma di dimensioni limitate definendole minimanicomi.

La riforma voluta da Basaglia è sicuramente da ritenersi incompleta. Le strutture di risocializzazione, quando non mancano, non funzionano a causa dell'insufficienza di personale specializzato.
Quando esistevano i manicomi erano in centomila gli ospiti che ne riempivano le stanze. Oggi sono più di 300mila gli interventi su pazienti psichiatrici negli ospedali. Spesso si tratta di giovani, single e disoccupati. Disperati e a volte aggressivi con se stessi e con chi li assiste. L’Istituto superiore della sanità ha individuato nel maschio di età media il paziente più turbolento che staziona anche per mesi nei dipartimenti di salute mentale. Uno studio su un corposo numero di degenti ha messo in evidenza due aspetti. Il tre per cento di questi pazienti si comporta in modo aggressivo, si limita a scoppi verbali di ira. E così la degenza nei reparti psichiatrici, che mediamente dovrebbe durare 20 giorni, si dilata fino a superare i tre mesi e diventa una forma di salvaguardia sociale. L’uscita dall’ospedale, però, è ancora più traumatica; la rete di assistenza che dovrebbe curare questi malati e reinserirli lentamente nella società è carente.
Non si fa tutto il possibile per proteggere i malati psichiatrici da loro stessi e chi gli sta attorno.
L’impianto della legge 180 potrebbe essere considerato buono: le urgenze in ospedale, gli ambulatori per fare regolari visite, cure e sorvegliare. Poi ci si ferma lì.
Non sempre sono presenti sul territorio ambienti stimolanti dove si possa avviare un processo di risocializzazione. Sono cure lunghe che non si possono fare in ambulatorio, vanno praticate in ambienti altamente specializzati, confortevoli e non di tipo repressivo. E tutto questo non è stato fatto. Con la conseguenza che i pazienti psichiatrici vengono lasciati in balia di se stessi e si possono ritrovare per strada alla stregua dei barboni, abbandonati dalla famiglia che non riesce a gestirli. E purtroppo molti di loro sono giovani.
Un malato non curato può diventare più pericoloso; la mancanza di cure e di riabilitazione può cronicizzare la malattia e questo può incidere anche sulla pericolosità.

Un nostro simpatizzante ci ha inviato un interessante contributo riguardante il tema in oggetto:

"Nel distretto della Bassa Reggiana non esiste un vero e proprio centro diurno per chi ha problemi psichici. Per questo motivo vorrei che i nostri rappresentanti ponessero la questione nel consiglio dell'unione dei comuni. Il problema non è da sottovalutare, perchè purtroppo le persone colpite da malattie mentali sono in aumento. Si rende perciò indispensabile un luogo dove queste persone si possano incontrare per socializzare, pranzare insieme, fare dei lavoretti in un laboratorio. Oltre a creare un diversivo alla loro solita routine, può alleviare la tensione dei loro famigliari. Ci sono due centri diurni nel distretto della Montagna, uno a San Polo, uno a Scandiano, uno a Correggio e svariati a Reggio Emilia. A Guastalla, invece di ampliarlo, visto l'aumento della domanda, ne è stato drasticamente ridotto lo spazio per fare posto a diversi ambulatori. La struttura dovrebbe essere ampliata, in modo di avere uno spazio sufficientemente idoneo. In alternativa si potrebbe costruire un edificio adiacente o addirittura pensare di uscire dal Centro di Sanità mentale e trovare un locale adatto allo scopo. Attualmente il Centro è seguito da un infermiere professionale e una educatrice. Quando queste persone vanno in ferie o si ammalano non vengono sostituite e, fino al loro rientro, i pazienti che frequentano il Centro sono costretti a rimanere a casa. Prevedere un figura che sostituisca, al bisogno, il suddetto personale garantirebbe il servizio in modo continuativo. Inoltre si potrebbe prevedere l'assunzione di un ulteriore figura professionale, in modo da accogliere più pazienti (che non mancano) e aumentare il tempo di permanenza degli stessi nella struttura. Sarebbe utile la disponibilità di un pulmino in grado di trasportare 8/9 persone; ciò permetterebbe agli operatori di organizzare qualche uscita di gruppo, oltre che a trasportare i pazienti che hanno necessità, dall'abitazione alla struttura e viceversa."

IdV Gualtieri

martedì 13 ottobre 2009

I Nostri esponenti in Consiglio Comunale

Diverse persone ci hanno chiesto di pubblicare le foto dei nostri esponenti in Consiglio Comunale.
I nostri rappresentanti, iscritti all'Italia dei Valori dal 2008, sono alla loro prima esperienza politica, ma hanno tanta voglia di fare bene.

Il loro primo obiettivo è di lavorare per il bene dell'intera comunità di Gualtieri, nel rispetto del programma stabilito con gli alleati della maggioranza in campagna elettorale.

Inoltre hanno il gravoso compito di dimostrare, come da indicazione del nostro Presidente Antonio Di Pietro, che la Politica si può cambiare in meglio solamente stando dentro le istituzioni.
Buon lavoro ragazzi.

IdV Gualtieri












Giorgio Rossi - Consigliere Comunale














Annibale Maione (Ennio) - Consigliere Comunale

venerdì 9 ottobre 2009

"YES WE CAN!" COMPLIMENTI MR. OBAMA.










La Commissione di Oslo ha conferito al Presidente degli Stati Uniti, Barack Obama il Nobel per la pace. Decisivo, per tale conferimento è stato il suo impegno sul nucleare.



Il premio Nobel
è una onorificenza assegnata dal governo svedese, consegnata annualmente a persone che si sono distinte per aver svolto eccezionali ricerche, inventato tecniche o equipaggiamenti rivoluzionari, e portato contributi eccezionali alla società. Viene generalmente visto come l'encomio supremo del mondo odierno. Il premio fu istituito in seguito alle ultime volontà di Alfred Nobel, industriale svedese e inventore della dinamite, firmate al Club Svedese-Norvegese di Parigi il 27 novembre 1895. La prima assegnazione dei premi risale al 1901, quando fu assegnato il premio per la pace, per la letteratura, per la chimica, per la medicina e per la fisica. Dal 1969 si assegna anche il premio per l'economia in memoria di Alfred Nobel. I premi Nobel nelle specifiche discipline (chimica, fisica, letteratura e medicina) ed il premio per l'economia sono comunemente ritenuti i più prestigiosi premi assegnabili in tali campi.
Il premio Nobel per la pace conferisce grande prestigio, sebbene sia spesso fonte di controversie politiche.


Il Nobel a Barack Obama è il riconoscimento a uno STATISTA che, nonostante la giovane età, è riuscito a dimostrare il suo grande valore MORALE, ETICO e POLITICO, conquistandosi la fiducia del MONDO CIVILE.

Non possiamo che essere d'accordo con tale scelta ed applaudire con entusiasmo.

Oggi più che mai il MONDO, Politico e non, ha bisogno di ESEMPI come quelli incarnati dal Presidente Obama.
Complimenti PRESIDENTE OBAMA, la sua GRANDEZZA UMANA fa apparire ancora più piccoli e meschini, se possibile, tanti uomini politici nostrani che in questi giorni stanno mostrando al MONDO tutta la loro pochezza.

IdV Gualtieri

mercoledì 7 ottobre 2009

La consulta ha bocciato il Lodo Alfano: è ILLEGGITTIMO!



B: "Come sono triste oggi; perchè questi Giudici non mi capiscono...?"
A.: " Non preoccuparti Capo ho già pronto il piano B".





Le persone ONESTE, coloro che credono nella GIUSTIZIA, possono gioire:

la Legge è ancora uguale per tutti.

La Consulta - secondo quanto appreso dall'ANSA - ha bocciato il 'lodo Alfano' per violazione dell'art.138 della Costituzione, vale a dire l'obbligo di far ricorso a una legge costituzionale (e non ordinaria come quella usata dal 'lodo' per sospendere i processi nei confronti delle quattro più alte cariche dello Stato). Il 'lodo' è stato bocciato anche per violazione dell'art.3 (principio di uguaglianza). L'effetto della decisione della Consulta sarà la riapertura di due processi a carico del premier Berlusconi: per corruzione in atti giudiziari dell'avvocato David Mills e per reati societari nella compravendita di diritti tv Mediaset.

IL COMUNICATO DELLA CONSULTA

Da Palazzo della Consulta è stato diffuso il seguente comunicato: "La Corte costituzionale, giudicando sulle questioni di legittimità costituzionale poste con le ordinanze n. 397/08 e n. 398/08 del Tribunale di Milano e n. 9/09 del GIP del Tribunale di Roma ha dichiarato l'illegittimità costituzionale dell'art. 1 della legge 23 luglio 2008, n. 124 per violazione degli articoli 3 e 138 della Costituzione. Ha altresì dichiarato inammissibili le questioni di legittimità costituzionale della stessa disposizione proposte dal GIP del Tribunale di Roma"

Grazie!
La nostra fiducia nella Giustizia è stata ripagata.

IdV Gualtieri



sabato 3 ottobre 2009

Un altra triste fatalità? o ...


Un violento nubifragio ha colpito la provincia di Messina, provocando frane, smottamenti e, al momento, 21 morti. Alle persone colpite la nostra doverosa solidarietà.
Non si tratta di triste fatalità
La natura non fa scon­ti. Prima o poi, gli errori ricadono addosso a chi li ha compiuti. Semi­nando la morte, come vediamo a Messina. il territorio italiano è sfruttato, martoriato, mal­governato, più l’Italia si sbriciola e si impantana in una melma che in­goia vittime, provoca crolli, disper­si, assenza d’acqua potabile, quindi disperazione. Legambiente certifica che nel 77% dei comuni so­no state costruite abitazioni e nel 56% fabbricati industriali in aree a rischio. Ancora numeri, eloquentis­simi. 5.581 comuni italiani a ri­schio idrogeologico di cui 1.700 per frane, 1.285 per alluvioni, 2.596 per frane e alluvioni insieme. Nella sola Sicilia, 272 comuni a rischio e 91 nel Messinese. Il record appartie­ne al Piemonte con 1.046 comuni in pericolo, l’opposto della Sarde­gna che ne registra appena 42.
Comuni del Nord e del Sud hanno permesso di edificare in aree di esondazione. Il pericolo cre­sce perché, come i climatologi inse­gnano, siamo definitivamente en­trati in una fase in cui i fenomeni atmosferici sono più violenti e im­prevedibili. L’essenza dei nuovi pro­blemi idrogeologici è tutta qui: in tre giorni può cadere la stessa quan­tità di pioggia di un’intera stagio­ne. Anche tanti cittadini comuni, a ragione, individuano nel­l’abusivismo edilizio la vera causa dei disastri.
Troppo spesso a non (voler) comprendere sono le amministrazioni locali. Solo a Ro­ma sono in esame 85 mila doman­de di condono presentate tra i pri­mi anni Novanta e il 2003. Ciò signi­fica che l’abusivismo dilaga sotto le amministrazioni e i governi di ogni segno politico. La corresponsabili­tà è generale. Quasi un marchio culturale collettivo, qui l’Italia segna una fortissima diffe­renza col resto dell’Europa. Siamo di fronte a un problema di scarsissi­mo rispetto delle leggi.
Nel resto d’Europa l’abusivismo o non c’è o si registra in forme assolutamente marginali.
Cosa fare? Occor­re semplicemente la repressione, che manca completamente. Perché parliamo di reati gravi che vanno repressi. Invece il fenomeno conti­nua a crescere. Nell’indifferenza ge­nerale. Già, l’indifferenza. Nemmeno l’abusivismo riguardasse solo chi lo produce e non si trasformasse in­vece, come realmente accade, nel depauperamento di un patrimonio collettivo che la Costituzione ci im­pone di salvaguardare (articolo 9: «La Repubblica tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione»).
Il PONTE sullo STRETTO.
Prima di costru­ire nuove cubature, sarebbe assai meglio riassestare le vecchie costru­zioni e soprattutto occuparsi della cura del territorio. Ma sembra im­possibile ragionare così.
Vero Sig. Presidente del Consiglio? Da diversi anni 'Italia nostra', Associazione nazionale per la tutela del patrimonio storico, artistico e naturale della nazione, produce docu­menti realizzati da eccellenti profes­sionisti. Tali documenti sono stati inviati al Governo e alle ammini­strazioni locali. Qualcuno li ha letti? eppure è tutto già scritto lì..... 'Italia nostra' è accusata di essere contro lo sviluppo, nemici di qualsiasi ipo­tesi di edificabilità. Falso. Italia nostra chiede solo di intervenire dopo aver analizzato attentamente le ca­ratteristiche del luogo e il suo livel­lo di sostenibilità. Ma a proposi­to... .
'Italia nostra' è da sempre contraria alla costruzione del Ponte sullo Stretto. Ora qualcuno dovrà spiegare con quale coraggio, dopo una simile catastrofe, si può immaginare di dar vita a una simile grande opera su un territorio, come quello siciliano, tanto gravido di pericoli e di incognite.

IdV Gualtieri


venerdì 2 ottobre 2009

CHI E’ DAVVERO LA QUINTA COLONNA DI BERLUSCONI







Pubblichiamo con piacere un commento dell' On. Massimo Donadi, capogruppo dell'IdV alla Camera dei deputati, riguardante l'intervento del "bellone senza macchia" dell'UDC. Meditate gente, meditate...

IdV Gualtieri


Oggi, durante il voto finale sullo scudo fiscale, quel campione di oppositore che si chiama Pierferdinando Casini ha definito l’opposizione di Italia dei Valori irresponsabile ed infantile. E ancora, che con un’opposizione come quella di IDV, Berlusconi rimarrà al Governo per altri 60 anni.

Parole quelle del leader dell’Udc sottoscritte dall’applauso del Partito Democratico.


Al riguardo, mi limito a menzionare due episodi accaduti in questi giorni che credo, davvero, non abbiano bisogno di commenti.


Martedì, 29 settembre 2009.

Alla Camera dei Deputati, il centrodestra respinge le pregiudiziali di costituzionalità sullo scudo fiscale presentate dall’opposizione con 50 voti di scarto. Le pregiudiziali sarebbero state approvate ed il provvedimento decaduto se l’opposizione, Pd e Udc, non fosse stata latitante. Alla votazione, infatti, erano assenti:

51 deputati del Pd

6 deputati dell’Udc

2 dell’Idv


Venerdì, 2 ottobre 2009.

Replica. Il centrodestra approva lo scudo fiscale. Il provvedimento al voto finale passa per una differenza di voti risibile (20 voti). Alla votazione erano assenti:

22 deputati del Pd

6 deputati dell’Udc

1 dell’Idv


Lascio a voi ogni valutazione ed ogni commento sui numeri e su chi Berlusconi deve ringraziare se governerà per altri 60 anni.


Massimo Donadi

domenica 27 settembre 2009

Scudo fiscale: legge antitaliana
















Oggi pubblichiamo un interesante contributo del Sen. Luigi Li Gotti dell'IdV nazionale, riguardante lo "Scudo Fiscale" varato dal nostro Governo a favore di ....
Buona lettura.

IdV Gualtieri


Il Senato ha approvato nella seduta del 23 settembre lo scudo fiscale.
Questa legge è gravemente immorale, dannosa e pericolosa per il nostro Paese.

Tre sono gli aspetti più gravi:

1) I disonesti sono premiati e pagheranno l'1% annuo sul denaro illegalmente portato all'estero e per un massimo di 5 anni. Ossia mentre gli italiani onesti, i lavoratori subordinati e le imprese leali pagano le tasse con aliquote che possono arrivare al 43%, i disonesti pagheranno al massimo il 5%. I disonesti vengono premiati ulteriormente. Infatti non sono punibili, con il pagamento dell' 1% (massimo 5%) i reati di dichiarazione fraudolenta mediante uso di fatture o di altri documenti per operazioni inesistenti, dichiarazione infedele, omessa dichiarazione, dichiarazione fraudolenta mediante altri artifici, occultamento o distruzione di documenti contabili, falsità materiale commessa dal privato, falsità ideologica commessa dal privato in atto pubblico, falsità in registri e notificazioni, falsità in scrittura privata , uso di atto falso, soppressione , distruzione o occultamento di atti veri, falsità in documenti informatici e copie autentiche in luogo di originali mancanti, false comunicazioni sociali, false comunicazioni in danno della società, dei soci o dei creditori e falso in prospetto. Questo è un indulto. Ma la nostra Costituzione all'articolo 79, prevede che l'indulto debba essere votato dai due terzi del Parlamento. La legge approvata dal Senato è, oltre che immorale, anche incostituzionale.

2) E' stato abolito l'obbligo di segnalazione di cui all'articolo 41 del decreto legislativo 21 novembre 2007 n. 231. Tale decreto ha attuato la direttiva europea "concernente la prevenzione dell'utilizzo del sistema finanziario a scopo di riciclaggio dei proventi di attività criminose e di finanziamento del terrorismo". In virtù del decreto ora non obbligatorio, si era obbligati a denunziare le operazioni sospette di riciclaggio o di finanziamento del terrorismo ( articolo 41 del decreto suddetto). Il voto del senato consentirà alle organizzazioni criminali, anche a quelle terroristiche, di costituire liquidità nel nostro Paese per finanziare ulteriori operazioni criminali o azioni terroristiche. Invero, in questo modo il denaro sporco e quello destinato ad attività terroristiche, viene ripulito con Legge dello Stato. La legge votata dal Senato è quindi gravemente dannosa per il nostro Paese, è pericolosa, è in violazione di una direttiva europea di contrasto alle organizzazioni criminali e terroristiche. Il provvedimento aiuta la mafia, le organizzazioni criminali e quelle terroristiche, e in cambio lo Stato si fa pagare l' 1% annuo del denaro sporco e illecitamente depositato all'estero.

3) Si stabilisce che la procura della Corte dei Conti potrà iniziare le indagini per danno erariale solo "a fronte di specifica e concreta notizia di danno" con la conseguenza ulteriore che anche in grado di appello potrà annullarsi l'esito di un accertamento di grave danno erariale sostenendosi che l'inizio delle indagini non era relativo ad una notizia "specifica e concreta", anche se le indagini hanno portato all'evidenza di un gravissimo, specifico e concreto danno erariale. Questo prevede la legge.

Il giudizio che l'Italia dei Valori dà di questo provvedimento è che esso si caratterizza per essere contro gli italiani onesti, a favore della immoralità, permissivo con il terrorismo e con la mafia: è una legge anti italiana.
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