
Pensiamo che solo leggendo in modo attento il passato si possa capire meglio il presente e farsi un idea sul futuro. Continueremo a pubblicare un pò di storia recente ... (4)
IdV Gualtieri
Banche Bassotti
di Riccardo Orioles (da La catena di S. Libero)
"Io di banche me ne intendo poco e niente. Però mi sembra abbastanza chiaro che quest'estate l'accapigliamento generale si aggiri molto più attorno alle banche che attorno al potere "politico", che evidentemente conta meno. Nel centrosinistra, l'agitazione di Rutelli - col senno di poi - sembra riguardare prevalentemente l'affare Unipol-Bnl, che di converso D'Alema è intervenuto a difendere con inconsueta radicalità. La scalata al Corriere (che speravamo di poter attribuire a Berlusconi: un nome noto, almeno, almeno da un certo livello in su) appare viceversa ambientata in qualche saloon bar di Abilene. Ricucci, che pareva un simpatico palazzinaro prestanome, è invece il manovratore di operazioni bancarie colossali, tali da portare addirittura al congelamento e sequestro delle sue azioni (i tiggì parlano pudicamente di congelamento di "alcune azioni" di "alcuni azionisti" di Antonveneta).
C'era una volta in Italia una grande banca, che si chiamava Banco Ambrosiano ed era diretta da un certo Calvi. Un altro grande banchiere di quei tempi (che sono cambiati: adesso i banchieri sono tutti trasparentissimi e onesti) si chiamava Michele Sindona, ed era talmente al di sopra di ogni sospetto che lo stesso presidente del Consiglio (un certo Andreotti) scriveva lettere ufficiali per garantire per lui. Non c'entra niente: ma è da diversi mesi che non sento più parlare di Parmalat e di Tanzi (tranne che per qualche avara notizia di giudiziaria) e soprattutto che non sento più quantificare una cifra precisa sull'ammontare del buco fatto. Di solito, sulle pagine finanziarie, si parla d'altro.
E' vero che Fazio rappresenta - insieme col presidente del Senato, Pera - il massimo esempio attuale di carica istituzionalmente neutra gettata invece sul mercato della politica (l'uno e l'altro hanno ambizioni), ed è anche vero che la perpetuità del Governatorato della Banca d'Italia è ormai un residuo baronale d'altri tempi (ma in altri tempi i baroni si chiamavano Ciampi e Carli). E' anche vero però che a questo punto le scorrettezze di Fazio sono una patologia marginale, che il vero problema è: quanto comandano oggi le banche in Italia?
Sarebbe relativamente facile saperlo se, per l'emergenza mafia o per l'emergenza terrorismo, o semplicemente perché non c'è ragione per fare altrimenti, fosse stata varata una legge per la trasparenza bancaria, che avrebbe rapidamente strangolato sia Cosa Nostra che Bin Laden. Ma una legge simile non c'è, ed è altamente improbabile che ci sia in futuro: chiedere la trasparenza della proprietà bancaria in Italia (o in America, o in Inghilterra, o in alcun altro paese occidentale) sarebbe come chiedere l'abolizione di Maometto in Arabia Saudita. Ognuno ha il suo DIO intoccabile, e da noi non è né Allah né Gesù Cristo. Perciò, non resta che andare a tentoni, basandosi sui dati macroeconomici a monte e sugli occasionali detriti visibili a valle - non sugli ordinari dati economici, che dovrebbero essere invece accessibili a ogni cittadino.
Fra le tante parole che oggi non si usano più ("lavoro", "lavoratori", "produttori", "diritti", "concorrenza") c’e’ anche la parola "industriale". Ormai sono tutti "imprenditori", parola che significa tutto e niente. Gl’imprenditori, in sostanza, oggigiorno sono dei signori che si agitano moltissimo in finanza e in borsa, ma raramente hanno mezzi propri. O dipendono dalle banche o sono delle banche essi stessi, visto che occuparne o fondarne una e’ ormai diventata un’operazione totalmente privata.
Le banche controllano le aziende, le aziende controllano i media, i media coprono le banche. Questo e’ indubbiamente un regime. Ma come possiamo chiamarlo? Capitalismo non credo, perché manca il capitale industriale. Riciclaggio nemmeno, perché Falcone è morto e non ce lo può più dire. Palazzinarismo, intrallazzo, mani-non-pulite? Ma la commedia all’italiana è finita, questi non son più personaggi alla Alberto Sordi.
Sono pericolosi. Lo sono perché, drenando risorse e non producendo, costituiscono la causa principale (altro che cinesi!) del declino economico del sistema Italia. E lo sono perché non sappiamo chi siano e da dove vengano, e possiamo solo vagamente intuire che storicamente rappresentano il passaggio successivo a Berlusconi.
Dove sarebbero arrivati Sindona e Calvi, se non ci fosse stata la generazione di Falcone? Ambrosoli, Chinnici, Carlo Palermo... Se fossero mancati loro, noi non avremmo mai saputo chi in realtà erano questi "imprenditori", ed essi tranquillamente dominerebbero senza l’opposizione di nessuno. Metterebbero tranquillamente le mani sul Corriere, gestirebbero Rai e private, farebbero politica, governerebbero il Paese."
di Riccardo Orioles (da La catena di S. Libero)